
A DUE CUORI E A QUATTRO MANI
dicembre 2008
Manca poco a Natale. Il nostro ...
1° Natale. Fuori
è tutto un luccichio di vetrine, di addobbi, di Babbi
Natale su e giù per le strade. Noi stamattina siamo tornati in
ospedale, per il primo controllo, ma non ci hanno detto che ne
servono altri.
Nonostante tu non ne avessi
voglia, io sono tornata nel corridoio della
Stroke Unit. Non ce l'ho fatta
a tornare a casa senza passare di
là, senza rileggere la dedica dei bimbi di Rosa, senza
ripercorrere quel corridoio chiedendo a Dio di non dimenticarsi di
coloro che stanno là, chiedendo a Dio di non dimenticarsi che
tra qualche giorno sarà Natale... PER TUTTI.
Stamattina ero serena e felice
davanti al neurologo,
orgogliosa di te, e mi sono commossa davanti ad un gigantesco presepe
fuori dalla porta della stanza in cui un giovane medico, sette mesi fa,
ha fatto in modo che tu avessi salva la vita. Sono certa che ancora tu non te ne
rendi conto e comincio a credere
che forse non te ne renderai conto mai... Meglio così, Amore mio.
Noi siamo e resteremo, in questo
passo di vita, due realtà
completamente diverse. Tu che hai provato e vissuto, tu che ti sei
battuto in questa malattia, tu che hai trascorso giorni legato ad un
filo... un pò di qua e un pò di là. E poi noi. Noi che l'abbiamo vissuta fuori da una
porta ad aspettare. Ad aspettare
e pregare quando nessuno ci diceva nulla perchè la
priorità non eravamo noi, ma eri tu. Ci si rende conto sempre
dopo di quanto hanno fatto per te.
Oggi siamo tornati a salutare,
abbiamo suonato al
campanello di terapia intensiva e ci siamo trovati davanti il primario
sbalordito di trovarsi davanti te. Oggi, come mesi fa, il neurologo ti ha
detto che "domani" gli farebbe
piacere avere il tuo numero di telefono... io resto convinta che tu non
abbia capito... Meglio così, Amore mio.
Tu, un successo straordinario per
uno staff medico straordinario: il
dott. ANTONIO BALDI, il dott. EMILIO DE NOBILI, i MEDICI
ANESTESISTI, la CAPO-SALA del reparto di RIABILITAZIONE, la DOTTORESSA
del CENTRO TRASFUSIONALE, il prof. SEBASTIANO D'ANNA, primario
della stroke-unit, il prof. MARCO CASARIN, primario di TERAPIA
INTENSIVA e
TUTTI gli INFERMIERI dell'ospedale di Portogruaro, il TUO MEDICO dott.
BERGAMO per la professionalità, l'intuito e la grande
umanità.
GRAZIE a tutti loro. Graziella
Conoscevamo,
il 29 maggio 2008, i signori Miller e Fisher
29 maggio 2008 - ore
7
Mi squilla il telefono che sono
già a metà strada e mi
scappa un accidenti che penso sempre che sia un guasto alla tua
macchina e devo tornare indietro. Rispondo e ti sento strano, sento un
brivido gelido: "non vengo al lavoro... sento un formicolio ai piedi...
alle mani, non ci vedo bene... vedo doppio". Qualche giorno prima
quella febbricina, mal di gola, un malessere strano che poi se ne va.
Strano. E veloce.
Alle 9 ti chiamo, tua sorella
è a casa dal lavoro e questo mi
tranquillizza; sei sul divano, sta arrivando il medico. Insisto
perchè ti portino in ospedale ma non mi ascolti. Vengo a casa?
ma dai, è solo un malessere...
Alle 12.30 il mio sms non riceve
risposta... non sei riuscito ad
inviare. Troviamo infatti quell'sms mesi dopo mentre rispondo per te ad
altri sms. Alle 13 ti chiamo e a fatica riesco a comprendere le poche
parole che balbetti: "non ti preoccupare, mi portano in ospedale...
tac cerebrale... ti chiamo stasera..." TAC? Stasera? e chi ci arriva a
stasera? ma cosa ti succede?
Poco dopo parlo con tua sorella
che mi chiede se posso mollare il
lavoro, stai chiedendo di me... "arrivo, sono già per strada..."
Saprò poi che il medico ti ha fatto visita a casa, ha quindi
chiamato il reparto neurologico e il Signore ha voluto che rispondesse
quel giovane medico che ha subito avuto il forte sospetto di "CHI" si
trattasse, niente pronto soccorso, subito in neurologia!
Da lì ad averne la certezza
sono trascorse poche ore. Peggiori
di minuto in minuto e al mio arrivo in ospedale alle 16 sei già
in STROKE UNIT e già
non muovi quasi tutto il corpo, sputi
saliva e non deglutisci nessun liquido. Per poco non ti soffochi mentre
provo a farti bere un sorso d'acqua. Tieni aperto un solo occhio
e solo se te lo chiedo e fatichi a respirare. Alle 18 l'esito del
prelievo di midollo. E' confermato: SINDROME DI MILLER-FISHER. Sei
stato colpito in modo veloce e violento. In Stroke Unit è tutto
un via vai di medici, ci chiedono in continuazione notizie su di te,
che hai mangiato, che vaccini puoi aver fatto, come stavi i giorni
prima e noi continuiamo a non capire perchè non ti facciano
nulla. Ci parlano di una sindrome a noi sconosciuta, ci parlano di una
cosa grave, ti guardo e mi sento morire perchè mi rendo conto
che sei abbastanza lucido, tenti delle domande e cerco di dirti la
verità senza trasmetterti il mio terrore, vorresti muoverti ma
le gambe non ti portano da nessuna parte. Cerchi la mia mano e in quel
momento prometto di non nasconderti nulla, di dirti sempre la
verità, di esserci sempre fino al giorno in cui uscirai da qui.
E infatti il medico mi ordina che
"deve stare tranquillo, non
può vedere più di una persona alla volta... siamo in
semi-intensiva... la paralisi è quasi totale... da qui a poche
ore potrebbe peggiorare... andate a casa, se occorre vi chiamiamo, qui
non siete d'aiuto..."
PEGGIORARE? peggio di così
si muore! paralisi totale al 100%! Io
NON voglio andare a casa, ma mi ci trascinano. Trascorro la notte
davanti al pc a leggere informazioni sulla sindrome fino ad aver voglia
di vomitare e capisco che è cominciato il nostro inferno.
30 maggio 2008 - ore 8.30
Arrivo in ospedale dopo 40 km di
traffico pazzesco sperando di trovarti
migliorato. Stamattina ti aiuto ad alzarti, mettiamo il pigiama pulito
e facciamo colazione, gli facciamo vedere noi!... come no! Infatti stai
peggio della sera prima e mi dicono che per quasi tutta la notte hai
tentato di chiedere spesso che ora fosse... sapevi che arrivavo alle 8
e non ti davi pace... ti vedo sfinito, silenzioso e spaventato. Sei
seduto, nella stessa posizione
della sera prima, non parli
più, hai il volto sfigurato dallo sforzo di respirare, gli occhi
rossi e gonfi, sei monitorato e ti nutrono con la sonda.
Non potrei entrare in stanza a
quest'ora, ma l'infermiera fa
un'eccezione perchè così ti tengo d'occhio e ti aiuto. La
cosa dura poco perchè mi chiamano nello studio del giovane
medico. Lui, una dottoressa e un medico "strano" vestito d'azzurro che
si presenta come medico di rianimazione e mi parla lentamente.
Scusa, ma mica devo essere rianimata! Nonostante fino ad allora la mia
mente rifiutasse qualsiasi spiegazione, provano di nuovo a spiegarmi la
situazione. Un medico di rianimazione? ma che vuole questo?
"Francesco sta molto male e non
neghiamo che potrebbe peggiorare.
Questa malattia porta progressivamente alla totale paralisi del
corpo..." mi parlano di una terapia di IgV già iniziata la sera
prima e, forse, tra qualche giorno, di plasmaferesi e
aggiungono che per prevenire l'emergenza di una crisi respiratoria ti
porteranno in terapia intensiva dove sarai maggiormente e costantemente
monitorato. Mi sento male la prima volta.
Ho solo il tempo di chiamare tua
sorella a casa e parlare con tuo
fratello appena arrivato, che già hanno portato in camera la
bombola d'ossigeno per trasferirti... già si spalancano le porte
della stanza, l'infermiera che mi prende per il braccio
"svelta venga con noi in ascensore, svelta ci aiuti a calmarlo
lei, dai Francesco respira! dai Francesco dai!".
Ma come? ma se era solo per
cautela. Che accidenti è successo
ora? Nessuna spiegazione. Solo una porta chiusa, una fila di sedie,
quella che poi diventerà la mia sedia e un cartello che
leggerò per altri 30 giorni: VIETATO L'ACCESSO ALLE PERSONE NON
AUTORIZZATE - REPARTO DI TERAPIA INTENSIVA
Suono al campanello e dico
all'infermiera che tu sei là
dentro, come se non lo sapesse! Chiedo se posso entrare. Non so
come funziona qui, è tutto nuovo e non so che fare. Mi sento
sola. Molto velocemente
l'infermiera mi dice che ti stanno preparando... Preparando a che?
Passa più di un'ora di attesa snervante.
Finalmente esce il medico vestito d'azzurro e ci spiega che sei stato
sedato,
che non respiri più da solo e che sei stato intubato. Data
l'ora,
possiamo vederti per un minuto, e uno alla volta, ma non più di
due persone... non possiamo far altro che aspettare.
Azzardo una domanda: "dottore,
Francesco è in pericolo di vita?
quanto dovrà stare qui?" "Sì, Francesco è molto
grave e
per ora non posso aggiungere altro. Starà qui minimo 10-12
giorni. Uscirà nel momento in cui respirerà da solo,
deglutirà e tossirà..." Quanto abbiamo sperato in un
colpo di tosse liberatorio!
E così entro per la prima
volta in una sala di rianimazione.
Così conosco chi ti accudirà, chi ti laverà e ti
parlerà con affetto nei momenti in cui ti sveglierai, chi ti
dirà che sto per entrare o ti metterà accanto una
radiolina per seguire gli Europei di calcio. Sì, ti hanno
davvero "preparato" come un albero di Natale. Disteso su quel letto che ora
definisco
HIGH-TECH, nudo, addormentato,
monitorato, intubato, cateterizzato e alimentato artificialmente, aghi
nel collo, nel torace e nel braccio... Posso solo sfiorarti con un bacio,
rassicurarti e dirti che
tornerò ogni giorno dalle 18 alle 19, cascasse il mondo, fino al
giorno in cui uscirai da qui.
1 giugno 2008
Stasera sono
sfinit, ma ma sono
riuscita a mangiare e finalmente ho
sonno. Le prossime settimane faremo altro "insieme": la cura
dimagrante e la cura: tu del sonno, io della "sveglia".
Un giorno non tanto lontano questi
saranno solo brutti ricordi ma li
terremo sempre nel cuore. Stasera
sono sfinita ma se chiudo
la mano sento la tua mano fredda che
come oggi stringe la mia, perchè è una delle poche
cose che sei riuscito a fare. E se mi dovesse scendere una lacrima
sarà il riflesso di quella che ho visto oggi nei tuoi occhi
quando hai capito chi era quella scema che ti parlava, rideva e
piangeva e ti ha fatto tanto agitare da mandare in tilt tutti i monitor
accanto al tuo letto.
Oggi ti abbiamo trovato sveglio o
perlomeno era ciò che noi
credevamo, in realtà eri solo meno sedato e questa sarà
un'altra delle tante cose che capiremo con l'esperienza di cui questa
malattia ci ha "dotati". La
dottoressa di turno è
gentile, mi porta in uno studio accanto
e comincia a parlare della gravità della paralisi e del fatto
che i casi come il tuo sono rari e gravi e dobbiamo tenere conto della
percentuale di mortalità... Finisco distesa sul pavimento!
Passeranno altri giorni
così, aspettando quell'ora in cui ti
possiamo vedere. Ormai sappiamo che diminuiscono la sedazione durante
quell'ora in modo che possiamo parlarti e tu possa rispondere con
lievissimi movimenti del sopracciglio o tentando di aprire un occhio.
La maggior parte delle volte però ti riaddormenti subito e ti
devo chiamare di continuo. Le mani non riesci più a muoverle e
solo di rado percepisco un lieve movimento delle dita.
6 giugno 2008
Ogni sera al ritorno dall'ospedale
mi metto alla ricerca al pc di
qualsiasi notizia mi possa essere d'aiuto e di conforto. Il mio
mondo ruota intorno a Miller-Fisher e a Francesco.
E' così che conosco
Roberto, Mirco, Giovanni. Anche
loro hanno vissuto la tua stessa esperienza e saranno proprio
loro e i loro familiari ad aiutarmi passo passo. Ogni sera via
mail racconto loro di te,
chiedendo aiuto e trovando sempre il conforto
di cui ho bisogno. Saranno loro più avanti a scrivermi le parole
che ti leggerò per farti capire che ce la puoi fare.
Siamo al settimo giorno e
non
sembrano esserci risultati dalla terapia
di IgV, anzi c'è questa febbre che non intende scendere, ti
stanno facendo esami su esami, ti "bombardano" di antibiotici. Si
prende in considerazione la possibilità di iniziare un ciclo di
plasmaferesi ma la febbre è troppo alta, sei tutto gonfio, le
mani sembrano scoppiare, ai piedi appaiono i primi ematomi. Sei
già notevolmente dimagrito e mostri segni di sofferenza in
qualsiasi posizione ti trovi, nonostante il letto che è davvero
high-tech!
10 giugno 2008
Ti hanno spostato il tubo che ti
permette di respirare e vivere, le
labbra sono screpolate e i denti e la bocca sono completamente secchi.
Il sondino sul naso ha creato un solco e una piaga e ci sono piaghe
all'orecchio. Grazie ai consigli di Roberto e Giovanni lo
tengo controllato perchè a volte l'hai piegato tra la testa e il
cuscino e credo ti faccia male.
Ogni volta che sto con te massaggio
lievemente i piedi e le mani, sperando di darti conforto, ma ho paura
di
farti male. Controllo che i cerotti non creino arrossamenti. Noto con
piacere che sei sempre pulito e sbarbato, ma chiedo ugualmente di
poterti rinfrescare e metterti qualcosa sulle labbra e spruzzarti
qualcosa in bocca. Voglio farti sentire che ci sono e ti racconto come
vanno le cose fuori di qui. Non ho voglia di chiederti nulla, ho paura
che tu non capisca. Non riesci a rispondermi ma
continuo a parlarti, a rassicurarti, a dirti che giorno è
sorvolando da quanto sei qui. Cerco di mettermi d'accordo con te, provo
a farti delle domande e se stringi la mano destra vuol dire di
sì, se
stringi la mano sinistra vuol dire di no. La maggior parte dei giorni
fai una
confusione totale, ma ti dico ugualmente che sei bravissimo e stai
piano piano riacquistando le forze.
10 giugno - 17 giugno 2008
Non ho tenuto conto delle date e
delle cose che sono accadute
perchè moralmente e fisicamente avevo altro a cui pensare. Hai
trascorso più di quindici giorni tra la vita e la morte. Ci sono
stati
giorni di forti febbri e giorni in cui il solo fatto di "dover" parlare
con il medico era più penoso che vederti. Giorni in cui uscivo
dalla rianimazione e guardavo le tue foto sul mio cellulare per
ricordare che faccia avevi. Giorni in cui dal tuo cellulare mi chiamavo
da sola per sentire quell'accidenti di inno del Milan e
credere che mi chiamassi tu! Giorni in cui permettevo a pochi di
vederti anche solo dal monitor perchè eri sfigurato dalle febbri
e dai farmaci. E le date dei giorni in cui hanno deciso di farti
plasmaferesi non le ricordo assolutamente ma ricordo benissimo che, il
giorno in cui ti hanno fatto l'ultima per poco non muoio. Due giorni
prima avevamo come sempre parlato con il medico di turno.
Non
c'erano ancora miglioramenti importanti e programmavano la
tracheotomia. La sera però un'altra febbre altissima aveva
sconvolto i piani. Ti ho trovato completamente disteso e coperto solo
al bacino, rosso come un ustionato e ricoperto di ghiaccio in tutto il
corpo e sulla testa... quella sera ti ho salutato convinta di non
rivederti più. Quella
sera, tornando a casa sotto un
temporale spaventoso, tuo fratello ed
io abbiamo avuto un incidente d'auto! Sei sfinito tu e stiamo cedendo
noi.
Due giorni dopo hanno deciso
di fare comunque l'ultima
plasmaferesi. Credo abbiano pensato che tanto non c'era molto da
perdere, che se non tentavano "andavi" lo stesso. Il giorno dell'ultima plasmaferesi
sono entrata come al solito piena
d'entusiasmo e sono passata accanto a letto salutandoti e dicendoti
come sempre: "Ciao Fra, mi lavo le zampe e arrivo". Quel giorno hai girato la testa,
hai aperto a fatica gli occhi e
seguendomi con lo sguardo le tue labbra si sono mosse dicendo: "va
bene".
Non è uscito alcun suono e
credevo d'aver sognato. Con un veloce
dietrofront sono tornata al tuo fianco sbalordita. Hai tentato un
sorriso e hai di nuovo mosso le labbra per dire: "ti voglio bne". Quel
giorno hai chiesto dov'eri e da quanto stavi lì.
17 giugno 2008
I medici ci parlano da qualche
giorno della tracheotomia e ormai
sappiamo che è indispensabile. Ieri ti hanno tenuto
"bello" sveglio per avere il tuo consenso ed io ti ho pregato di
dire di sì, ti ho spiegato ancora una volta che anche questo si
deve
fare.
L'ultima plasmaferesi ha avuto un
successo eccellente. Ti muovi
continuamente anche se spesso con forti contrazioni. Muovi la bocca
nonostante il tubo cercando di dire tutto ciò che non hai detto
per venti giorni. Ti prego di star fermo ma tu vuoi parlare parlare
parlare. Arriva il dottore
che mi è
più caro tra tutti per altre
situazioni e prendendomi per un braccio mi avvicina a te. Tra te e il
monitor che segnala i tuoi respiri.
E parla ancora della tracheo:
"se Francesco non respira, la faremo
domani..." guarda al monitor e guarda me con uno strano sorriso. Io guardo te che sembri dire:
"ascoltami"... "Sì
amore, ti ascolto", ti
ascolto, ascolto il mio cuore e
riesco a seguirti... respiro
con te
Tu respiri, Io respiro...
tu sei "assistito", io no...
e mi chiedo: "potrei morire?"Sì, se ti perdo potrei morire, e
so benissimo che potrei perderti, ma il monitor che come sempre da
ventuno giorni segnala la tua respirazione,
a momenti alterni, oggi è cambiato. Il dottore sorride, ed io quel
sorriso lo capirò domani!
18 giugno 2008
Credevamo di trovarti
tracheotomizzato e invece esce dopo dieci minuti tua
cognata spingendomi dentro lo spogliatoio come non mai: "vai
muoviti, vai dentro, dai...".
La prima cosa che riesco a fare,
vedendoti, è un gran pianto
liberatorio. HANNO TOLTO IL TUBO. Finalmente. FRANCESCO RESPIRA
Ho davanti a me una persona
sfinita e segnata vistosamente dalle
sofferenze. Ho davanti te che non capisci cosa c'è da piangere
così... ed è così che tra le lacrime sento le
prime parole che dici e che mi daranno la forza per continuare tutti
gli altri giorni... "TI AMO"
Sono quasi le 19 e, per non
smentirti, guardi i vassoi di cibo che si
dirigono tra le mani delle infermiere verso i pochi letti di chi
è in grado di mangiare (semolino, omogeneizzati, frutta
frullata... ed io penso che schifo). Mi guardi e chiedi sputando e
tossendo: "io non mangio?"
20 giugno 2008
La nostra prima cena a lume... di
monitor :-). Oggi ti hanno
seduto e decisamente
si notano i 14 chili che hai perso, i
capelli sono lunghi da schifo ma finalmente posso metterli come dico io
che non hai nulla da ridire.
Tieni in mano la mascherina
dell'ossigeno ma vuoi farmi vedere che
respiri da solo e senza fatica ed è così che posso avere
il mio primo "bacetto" dopo quasi un mese.
Stasera mangiamo insieme. Ti costa
tanta fatica e non riesci ad alzare
le braccia. Ho paura di farti soffocare. Hai una fame da lupo, decisamente il menu
non è da degustazione, ma se continui così
ti manderanno al ristorante :-).
E poi parli parli parli... ma
quante cose mi devi dire?
30 giugno 2008
Ad un mese esatto dalla "nostra"
entrata in Terapia Intensiva, meglio
conosciuta come r.i.a.n.i.m.a.z.i.o.n.e; ad un mese esatto dal giorno in
cui l'infermiera di STROKE UNIT
mi ha
detto: "salga in ascensore
con noi e
cerchi di tenerlo calmo in qualche
modo"; ad un mese esatto
dal momento in
cui ti ricordi solo un medico che
ordinava: "veloci...
veloci... veloci..." E TI
INTUBAVANO PER PERMETTERTI
DI VIVERE; ad un mese
esatto dal giorno in
cui alcuni medici specializzati
tentavano di farmi capire chi sono i sigg. Miller - Fisher, ad un mese
esatto dal giorno in cui TI
HO PROMESSO CHE AVREI TRASCORSO
IL MIO TEMPO A TENERTI LA MANO SEDUTA ACCANTO A TE, ad un mese esatto:
ti amo, te lo ridico
finalmente senza tubo
e _fuori_ da rianimazione e
ho intenzione di continuare a
dirtelo per tutti gli altri giorni che
il Signore vorrà permettermi di farlo!
E da oggi "siamo" di nuovo in
reparto, da oggi "mangiamo"
insieme tutti i
giorni, da oggi
ricominciamo a fare
progetti, da oggi noi
festeggeremo tanti
altri anni e mesi, anniversari in
più. Mio Dio, grazie!
La ripresa è tutta in
velocità. Esci dalla sala di
rianimazione avvertendoci tu stesso al telefono. Trascorri i primi giorni in Stroke
Unit perchè non c'è
subito posto in Riabilitazione, poi qualche giorno in Neurologia e finalmente la fisioterapista che
rimette in piedi ciò che
rimane di te... Sono
giorni di successi: dalla
carrozzina al girello, da questo alle
stampelle il passo è davvero breve, lettino e tapis roulant,
massaggi, pesi. Fatica, sudore, doccia... SUCCESSI!
12 luglio 2008
Manca una settimana ad andarcene
da qui. Ci trasferiamo al centro
specializzato di Medicina Riabilitativa di Motta di Livenza. Dopo SETTE settimane lasceremo
quest'ospedale per un centro di
riabilitazione specializzato fortunatamente a soli 25 chilometri da
casa. Ormai tutto va,
cammini da solo e
tutto ciò che devi fare lo fai
da solo.
E a questo punto credo che nel
nuovo ospedale ci staremo davvero poco!! Ora "dobbiamo" mangiare,
sì dobbiamo, dobbiamo recuperare il peso
perduto e la forza per ricominciare la nostra vita normale. Non
dobbiamo recuperare il coraggio perchè quello a noi non è
MAI mancato.
Ci commuoveremo tremendamente
passando a salutare le persone che ti
hanno salvato la vita, che
ti hanno sostenuto quando non
capivi cosa stesse succedendo, che ti hanno accudito e tenuto in
ordine ogni giorno permettendomi di
vederti sempre come ero abituata...o quasi, che ti hanno aiutato nei primi
movimenti per sette lunghe settimane e che ti hanno anche sopportato
quando staccavi dal dito
quell'aggeggio che al suo primo BIP ti permetteva d'avere qualcuno al
tuo fianco. Sì, ti
commuoverai tanto tanto.
7 agosto 2008
E' FINITA, STAMATTINA TORNIAMO A
CASA.
Grazie nuovamente a
tutti. Grazie a Roberto C., a Mirco e al
dott. Giovanni Giavelli e alle loro famiglie. Ai nostri Amici, alla tua
famiglia, a me, ma soprattutto a TE.
Grazi
Scrivi a Graziella 