Una 'sofferta' diagnosi


La sera dell'11 maggio 2009, intorno alle 21 avverto dei fortissimi brividi di febbre. Controllando la temperatura corporea verifico che si è alzata a 39°. Dopo aver consultato il mio medico assumo un antibiotico e Tachipirina. La febbre dura tre giorni. Il 14 sera mi sento già sfebbrato tanto che l'indomani mattina, 15 maggio, senza febbre torno al lavoro.

La sera dello stesso 15, verso le 21, avverto dei forti dolori addominali (dall’11 mattina il mio intestino era completamente fermo, anche se io avevo ingerito pochissimo cibo) e contemporaneamente degli spasmi, come delle dolorosissime scosse elettriche alle gambe e alle braccia, che si ripetono ogni 10/15 minuti. Non riesco a stare in nessuna posizione. La notte passa in bianco passeggiando per casa. Intorno alle 4 del mattino, mi reco alla guardia medica che mi pratica una puntura(non so esattamente di che cosa, forse Plasil) e mi somministra  un cucchiaio di Maalox. I dolori continuano.

Il mattino del 16 su consiglio del mio medico vado al PS dell’Ospedale, dove mi tengono sotto osservazione tutta la giornata sottoponendomi a degli esami e, da ultimo, a un consulto chirurgico in seguito al quale, intorno alle mezzanotte, mi viene comunicato che è necessario il ricovero ospedaliero avendo il chirurgo riscontrato da una diretta addome “ i livelli”. Intanto il mio intestino è sempre fermo, le coliche addominali e gli spasmi agli arti sempre presenti.

All’Ospedale mi tengono fino al 23 maggio, sabato. Mi praticano tutte le terapie per risolvere la stasi intestinale: clistere, clisma opaco, radiografie, lassativo per liberare completamente l’intestino al fine di poter effettuare la colonscopia, dalla quale risulta tutto O.K. Vengo dimesso dall’Ospedale il 23 maggio con la seguente diagnosi: diverticolite del discendente – sigma in paziente con dolicocolon.

Durante la degenza avevo riferito più volte ai medici del reparto della mia difficoltà di reggermi in piedi, di deambulazione, di complessiva astenia alla gambe e alla braccia ed di formicolio alle mani oltre che di mancanza di sensibilità e di motricità fine. Mi veniva risposto che erano sintomi conseguenti alla degenza e al malessere per il quale ero stato ricoverato e che se ne sarebbero andati spontaneamente.

Continuo a non reggermi in piedi e ad avere difficoltà nella deambulazione. Passo a casa il pomeriggio del sabato e la domenica. Lunedì 25 chiamo il mio medico, il quale mi prescrive alcuni medicinali: Nicetile per intramuscolo e Byodinoral e, su mia proposta, mi prescrive una richiesta di visita neurologica. L’indomani mi metto in contatto telefonico con l’ambulatorio della neurologa (l’ospedale non ha un reparto di neurologia) alla quale chiedo la cortesia di una visita urgente (lei visita secondo l’ordine delle prenotazioni). Alla mia richiesta la neurologa mi invita a descriverle i sintomi che avverto. Dopo un po’ mi chiede il nome del mio medico perché vuole parlargli. Dopo qualche minuto chiamo il mio medico il quale mi riferisce che la neurologa lo ha già chiamato e che insieme hanno concordato la opportunità di un mio ricovero presso l’ospedale che ha una divisione di neurologia.

Mi presento al PS dell’Ospedale il 26 maggio, sempre con grosse difficoltà di deambulazione e con forte astenia, insensibilità e formicolìo alle mani. Mi visita il medico di turno, una dottoressa, la quale, dopo una attenta visita, prefigura una diagnosi di GBS, ma mi riferisce di riservarsi di chiedere un consulto al neurologo, appena disponibile. Dopo un’attesa in astanteria per circa un’ora e mezza, vengo richiamato in carrozzina in ambulatorio del PS e il neurologo, dopo la visita, mi diagnostica una probabile poliradicolonevrite e mi annuncia che “lei si è guadagnato un posto in neurologia”. Lì per lì non riesco nemmeno ad afferrare il termine della diagnosi, mai sentito prima di allora. Mi spostano in reparto, dove subito mi praticano una puntura lombare per il prelievo del liquido spinale e, subito dopo, mi iniziano la terapia di  Ig e.v. Ricordo che il medico  mi ha richiesto la firma di un modulo per la privacy e per l’esonero di eventuali responsabilità nell’ipotesi di contrazione di infezioni, dal momento che la terapia consisteva nell’abbassare il libello delle difese del mio sistema immunitario, poiché la mia GBS era di natura autoimmune.

La terapia con Ig. e.v. continua per sette giorni fino al 1° giugno 2009. Intanto il 27 maggio vengo sottoposto a una TAC alla testa per escludere danni cerebrali; l’indomani a una elettromiografia, la quale  conferma la diagnosi evidenziando i danni ai nervi periferici delle braccia e delle gambe. Quest’ultimo esame mi viene ripetuto il 2 luglio, al termine della terapia, e il medico mi conferma che il danno è stato bloccato. Vengo trattenuto ancora in osservazione fino al 6 giugno, giorno nel quale vengo dimesso con questa diagnosi: POLIRADICOLONEVRITE ACUTA (Malattia di Guillain-Barrè).

Dal 6 all’11 rimango a casa, a riposo. Il 12 giugno rientro al lavoro ( sono dirigente scolastico di un istituto superiore),  rilevando dei sintomi di miglioramento nella deambulazione, ma  continuando ad avvertire, tuttavia, anche una mancanza di sensibilità, una dolenzìa e un formicolìo alle mani. Non mi hanno prescritto cure particolari, ma solo un ciclo di FKT + Ionoforesi, da cui, mi hanno detto, potrei trarre beneficio. Per il resto mi hanno spiegato che devo essere paziente perché per il recupero completo ci vuol tempo, dai tre ai sei mesi, a volte anche un anno.

Oggi, 15 dicembre, il mio stato di salute è ritornato quasi normale come era precededentemente alla malattia. Mi rimane un leggero e, in verità, sopportabile formicolio ( una sorta di parestesia) alle mani e alla pianta dei piedi. La Dottoressa - che mi ha visitato il 30 settembre all'ospedale - mi ha dagnosticato la guarigione clinica, avvertendomi che per i sintomi residuali gli unici soggetti che possono far qualcosa sono soltanto il tempo e la natura. Ho ripreso anche una moderata attività fisica (sono uno sportivo) e in conclusione sono contento della mia guarigione, pensando anche a tutti coloro che hanno avuto la GBS in forma più grave e ha loro lasciato delle conseguenze abbastanze serie.

Santo

15 dicembre 2009

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