in merito al documento sotto riportato...
RE, 21 luglio 2006
E così
anche la CNA di Reggio Emilia (e le 2500 imprese che rappresenta) non
ha potuto resistere oltre e, con outing
tempistico ed esemplare, alla
vigilia del Consiglio Comunale, ci ha fatto dono dei suoi distillati di
sapienza in materia di rifiuti urbani. L'Ufficio di Presidenza della
Provincia troverà nella Corporazione
degli Artigiani dei validi
alleati in un momento in cui i Funzionari di Corso Garibaldi devono
sentirsi un po' soli e abbandonati, su posizioni pro-inceneritore
sempre più difficili da sostenere.
Singolare questa
compatta, decisa, granitica levata di scudi della Confederazione (e
delle 2500 imprese che rappresenta), e intrigante la ricerca delle
motivazioni nascoste: non diremo più cherchez la femme,
bensì cherchez l'argent de
poche?
Dopo anni in cui
sono state spiegate le ragioni del sì alla raccolta
differenziata spinta e del no a trattamenti differenti della risorsa
rifiuto, siamo costretti a ripercorrere il deja vù della storia,
il che reca non poco sconforto. Deduco che ricercatori, medici,
ambientalisti, opinionisti, portatori del comune buon senso non si sono
spiegati bene; e che le mille motivazioni addotte non sono state
recepite.
Nel documento
diffuso, la CNA (e le 2500 imprese che rappresenta) depreca mancanza di
responsabilità da parte di chi avversa l’incenerimento dei
rifiuti-risorsa, un dibattito dal basso profilo, giochi
politico-economici sospetti, posizioni ideologiche fourvianti,
pregiudizi, pressapochismo da "sentito dire". Atmosfera kafkiana,
giacché queste 'qualifiche' possono essere applicate pari pari a
chi le lancia. Insomma, rimango allibito, ... basìto. Un solo
breve cenno all'obiezione sulla percentuale del presunto non
riciclabile. A completamento di sistemi di riduzione a monte e di
differenziazione spinta, vorrei rammentare che esistono da tempo
impianti di trattamento dei residui (TMB, trattamento meccanico
biologico a freddo) in grado di recuperare il 70% dei materiali in
ingresso.
Capisco che le
imprese artigiane pensino di avere poca voce in capitolo nella gestione
corrente del porta a porta, sebbene non sia affatto così.
Capisco che esse ritengano più ghiotta la prospettiva di un
impianto inceneritore, sicuramente acquisibile a basso prezzo, col suo
bel cantierone di assemblaggio che lo precede, e con la sua continua
manutenzione, notoriamente poco costosa. Capisco però anche che
le strategie zero waste
stanno evolvendo a gran ritmo e forse solo da
noi, nella serafica Italia, nessuno ne ha neppure sentito parlare.
Volete
l'inceneritore con i suoi annessi e connessi? Lo volete
fortissimamente? Fatelo! e chiudiamo finalmente questa farsa penosa del
gioco delle parti ipocrite: di chi vuole salvaguardare l'ambiente, ma
accetta che siano solo gli altri a metterci la buona volontà e
un po’ di sacrificio, di chi lancia proclami ad alta valenza etica per
imbellettare bassi interessi di bottega. Eccetera, eccetera. Ma non
prendeteci troppo per i fondelli: una testa per ragionare l'abbiamo in
dotazione anche noi "perdenti". Mazziati sì, cornuti no.
Giovanni
Giavelli
_________
Il
documento della CNA
Troppe ambiguità e ideologia nel
dibattito: questo metodo non è alternativo all’inceneritore
Porta a porta, la Cna: si deve
ripartire dall'inizio
REGGIO EMILIA (20 lug. 2006) - La sperimentazione del
sistema di
raccolta dei rifiuti “porta a porta” avviata più di un mese fa
dal Comune di Reggio nel quartiere 7 continua a far discutere. Questo
è sicuramente un fatto positivo anche se una dialettica
più serena aiuterebbe tutti a comprendere meglio; ciò che
è negativo è che il dibattito abbia un profilo basso e
sia caratterizzato più da posizioni ideologiche, ben lontane dai
problemi reali che imprese e cittadini debbono affrontare
quotidianamente a seguito di una simile scelta.
CNA Reggio Emilia, che rappresenta oltre 2500 imprese sul territorio
del comune capoluogo, è ben consapevole della complessità
del tema rifiuti. L’Associazione ha condiviso i contenuti del PPGR
approvato nel 2004 dall’Amministrazione provinciale e nel rilevare, con
rammarico, che al di là delle dichiarazioni d’intenti, di quanto
previsto nel Piano non si hanno grandi notizie, intende oggi dare il
proprio contributo al dibattito sul porta a porta che sarà
affrontato dal Consiglio comunale, massima autorità sul
territorio comunale. Il primo elemento che ci lascia perplessi è
il modo con cui si sta gestendo la sperimentazione del porta a porta.
Il senso di responsabilità
Assumersi la responsabilità nei confronti dei cittadini di
quanto si afferma, è uno dei doveri fondamentali sia degli
esperti, sia dei presunti tali, sia dei politici.
Gli abitanti del quartiere 7 e tutti i cittadini residenti nel comune
di Reggio Emilia hanno il diritto di sapere quali sono le ragioni che
giustificano la scelta del porta a porta come metodo di raccolta dei
rifiuti: non sarebbe credibile, infatti, pensare che alla base della
decisione di sperimentare un metodo di raccolta tra i possibili a
disposizione non ci sia un progetto complessivo col quale
s’intende gestire il ciclo di smaltimento dei rifiuti.
Tra l’altro, il porta a porta è una metodologia di raccolta che
serve solo quando si intende raggiungere un obiettivo di raccolta
differenziata che supera il 50%.
Ad esempio, chi, a dispetto delle esperienze fatte everificabili,
continua ad illudere i cittadini affermando che la raccolta porta a
porta può diventare l’alternativa all’inceneritore, arrivando a
sostenere che non se ne dovrà realizzare uno nuovo, ci dica in
quali Comuni dimensionalmente simili a Reggio Emilia, ciò
è avvenuto.
Vorremmo ricordare che nei giorni scorsi Legambiente nazionale ha
diffuso la graduatoria dei comuni “ricicloni”; nella parte
relativa alle principali città, troviamo ai primi posti Firenze
e Milano con una percentuale di raccolta differenziata del 29,94 e del
29,89. Tra i capoluoghi di provincia nessuno supera il 55% di raccolta
differenziata; i due Comuni che superano il 50% sono Comuni la cui
popolazione non supera i 50.000 abitanti, e la popolazione nei Comuni
considerati Top ten, con una
percentuale di raccolta differenziata che
va dal 79% al 81%, va da un minimo di 6500 abitanti ad un massimo di
16000.
Questi sono dati che parlano da soli.
Non vale “il sentito dire”
Abbiamo letto in questi giorni a più riprese, che una raccolta
differenziata spinta all’80% consentirebbe di smaltire i rifiuti senza
il bisogno di utilizzare inceneritori o termovalorizzatori; vorremmo
sapere dove sono state fatte queste esperienze per poterle conoscere.
Sarebbe opportuno promuovere visite guidate alle quali CNA è fin
da ora disponibile a partecipare, così come lo è stata
con le visite promosse dalla provincia in Europa per verificare
metodologie di smaltimento, dalle quali emerge una realtà che
è l’opposto di quello che oggi si va affermando.
Poiché la matematica non è un’opinione, anche se si
raggiungesse l’80% di differenziata, resterebbe da collocare il 20% dei
rifiuti che restano indifferenziati. Dove andranno a finire?
La sperimentazione
L’impressione iniziale, purtroppo confermata dagli eventi, è
quella di una sperimentazione che va a pesare sui cittadini e
sulle imprese, una parte dei quali appartiene ad una zona del quartiere
a ridosso dell’area individuata come possibile area su cui collocare il
nuovo inceneritore e, di conseguenza, molto sensibile ed allarmata
dalla campagna denigratoriaed allarmistica attuatagià nella fase
di predisposizione del Piano Provinciale Gestione Rifiuti, e
condizionata dalla falsa informazione che ha prospettato un
legame diretto tra l’esito del “porta a porta” e il nuovo
inceneritore.
Di tutte le argomentazioni a suo tempo sostenute dai fautori del porta
a porta, ricordiamo le fotodei cassonetti stradali dei rifiuti
definitimonumenti maleodoranti, oggi sostituiti nel porta a porta da
contenitori certamente più piccoli ma altrettanto nauseabondi,
con l’aggiunta di essere posizionati di fronte ad ogni abitazione in
tutto il quartiere e con l’aggravante chei cattivi odori albergano
anche nei luoghi in cui avviene lo stoccaggio in attesa della raccolta,
che spesso sono le abitazioni.
Gli spazi dove riporre i contenitori nei giorni previsti per la
raccolta, sono spesso piste ciclabili o spazi destinati ad altro uso
con tutti gli inconvenienti che ne conseguono. Le persone anziane, che
sono una parte considerevole della nostra popolazione, sono quelle che
denunciano i maggiori disagi e difficoltà nel gestire tale
metodologia di raccolta.
I Costi
I costi della sperimentazione del porta a porta, previsti dalla
società incaricata di predisporre il progetto,gravano sugli
utenti con una precisa “voce” prevista dal conteggio utilizzato per il
calcolo della tariffa di smaltimento rifiuti 2006, tra l’altro con una
ripartizione che ha impropriamente ed ingiustamente (come abbiamo
già avuto modo di lamentare) penalizzato le imprese, che sono
state classificate come utenze non domestiche, subendo rincari
anche dell’8%.
Saranno a carico del Comune le eventuali differenze tra quanto
preventivato e quanto effettivamente costeràla sperimentazione:
dai dati resi pubblici al momento risultano in difetto i costi relativi
al servizio e in eccesso quelli relativi alle entrate derivanti dai
rifiuti recuperati. Ad oggi s’ipotizza che, nella migliore delle
ipotesi, il porta a porta
determini un aumento delle tariffe, nel caso fosse applicato all’intero
territorio comunale, del 40%.
Le proposte della CNA
A fronte di questa situazione ci aspettiamo dall’Amministrazione
comunale un diverso atteggiamento, anche a seguito delle affermazioni
fatte dalla Presidente della Provincia, che nel definire il percorso e
i tempi per arrivare all’individuazione dell’area del nuovo
inceneritore auspicava che il tempo disponibile fosse utilizzato per
sviluppare un dibattito di alto livello nel quale fosse possibile
confrontare le migliori tecnologie, le conoscenze tecniche e
scientifiche e le esperienze rèalizzate: insomma, un confronto
di alto profilo.
Non crediamo che tutto vada bene, come qualcuno continua a sostenere,
non crediamo che la sperimentazionesia da estendere a tutto il
territorio comunale: a parte i costi insostenibili, si favorirebbe in
questo modo soltanto il proliferare di comitati pro e contro, di
raccolta di firme, in una rincorsa che non lascia spazio per nessuno.
Riteniamo, dunque, che sarebbe opportuna una sospensione della
sperimentazione in atto.
Chiediamo anche che il dibattito venga riposizionato sui contenuti e
non prevalgano le emozioni, siano esse spontanee o pilotate.
Chiediamo infine che si costituisca un tavolo in cui tutti gli attori
si riconoscono con il preciso compito di approfondire il problema della
gestione dei rifiuti (non dimentichiamo che è un emergenza
planetaria),affrontando il tutto con alcuni punti fermi, che sono, a
nostro avviso:
1) autosufficienza territoriale nello smaltimento dei rifiuti;
2) migliori tecnologie di smaltimento;
3) valutazione dell’impatto ambientale;
4) bilancio ambientale delle modalità di smaltimento;
5) compatibilità dei costi.