Vi proponiamo la prima parte di un articolo che il Prof. Federico Valerio, direttore del Dipartimento di Chimica Ambientale dell'Istituto Tumori di Genova, ha scritto sugli inceneritori e sugli effetti degli stessi sull'ambiente e sull'uomo. Sono cose spaventose e ci meravigliamo come qualcuno possa pensare ad un simile procedimento per risolvere il problema dei rifiuti. Ringraziamo il Professor F. Valerio per l'autorizzazione che ci ha concesso a pubblicare questo suo articolo. Il Prof. Valerio e' anche il responsabile della sezione di Genova di Italia Nostra nel cui sito si possono trovare articoli e notizie riguardanti l'ambiente in tutti i sensi.
Giovanni Chiparo
webmaster godsutera.it



Due o tre cose che so di loro



Gli oggetti di questa chiacchierata sono i termovalorizzatori e le diossine, ovvero gli impianti che si vogliono imporre agli Italiani, con la scusa che risolveranno il problema dello smaltimento dei loro rifiuti e i rifiuti tossici prodotti da questi stessi impianti.

Le due o tre cose che so e che, grazie a questa chiacchierata, vorrei comunicare ai lettori, sono le informazioni (spesso poco note) che dispongo su entrambi questi oggetti. Questo privilegio mi deriva da alcune particolari circostanze: una laurea (in Chimica) ed un lavoro (responsabile del Laboratorio di Chimica Ambientale dell'Istituto Nazionale per la Ricerca sul Cancro di Genova) che mi permettono l¹accesso diretto alla libera produzione scientifica internazionale. E poiché tutto questo è stato possibile anche grazie alle tasse degli Italiani che finanziano l'istruzione e la ricerca pubblica, mi sembra doveroso ricambiare il favore.


La pubblicità ingannevole sui termovalorizzatori

Nella campagna promozionale a favore della termovalorizzazione dei rifiuti urbani, le amministrazioni pubbliche e i gestori di questi impianti, immancabilmente negano che le diossine possano essere un problema ambientale e sanitario. E, secondo loro, se mai qualche problema ambientale e sanitario ci fosse, questo è nettamente inferiore a quelli creati da altre ineludibili tecnologie moderne come, ad esempio, l'automobile. Questa chiacchierata cercherà di fornire ai lettori la sintesi di documenti ed informazioni di cui sono a conoscenza, utili per comprendere che la campagna pubblicità avviata da alcuni anni è, nei fatti, ingannevole.


I pellegrinaggi del terzo millennio

A partire dagli anni 90, in Italia si è assistito a singolari nuove forme di pellegrinaggio. Folle di amministratori pubblici, presidenti e funzionari di aziende per la gestione di rifiuti urbani, giornalisti, esperti in pubbliche relazioni, rappresentanti di comitati cittadini si sono recati in visita ai nuovi santuari della tecnologia moderna: i termovalorizzatori. In effetti, a sentire le guide di questi pellegrinaggi, i termovalorizzatori sono dei veri e propri miracoli della tecnologia.

Questi impianti, non solo farebbero sparire i rifiuti (per un certo tempo, sono stati battezzati con il nome di termodistruttori), ma addirittura li trasformerebbero in pregiata energia elettrica. E tutto questo, con inquinamento praticamente nullo. Lo scopo di questi pellegrinaggi è quello di vedere dal vero i miracoli che possono fare questi impianti. Ma non tutto è visibile; in particolare, quello che esce dagli alti camini, spesso disegnati da famosi designer, per sottolineare l'attenzione dei progettisti anche agli aspetti minori dell'impatto ambientale della loro creatura. Pertanto, durante queste visite, oltre a vedere con i propri occhi, bisogna necessariamente fare delle domande agli esperti.

E, ogni qual volta un pellegrino chiede all'esperto di turno (spesso lo stesso gestore del termovalorizzatore) quanta diossina esce dai suoi camini, le risposte tipo (in ordine di accuratezza) sono:
1. Il nostro impianto non emette diossina
1. Una quantità così piccola che non è misurabile
1. Una quantità inferiore ai limite di legge

Di solito, queste risposte tranquillizzano gli autorevoli pellegrini che, ritornati nelle loro città, si sentono autorizzati a tuonare contro gli eco-terroristi che demonizzano questi impianti con la diffusione di notizie false e tendenziose sui loro presunti pericoli per la salute pubblica.

In verità, le notizie false o tendenziose o, quantomeno volutamente reticenti, sono proprio quelle fornite dai gestori ed elencate in precedenza. In verità, queste bugie o mezze verità sono possibili anche per l'imprecisa formulazione della domanda, il che non è una colpa (non tutti possono avere in tasca una laurea in Chimica). Basterebbe prima informarsi e chiedere alle persone giuste.


Le domande giuste

Quelle che seguono, sono le domande giuste che, durante le visite ai termovalorizzatori, un pubblico amministratore, attento agli interessi dei propri amministrati, dovrebbe formulare:
1. Quanti picogrammi di diossine emette giornalmente il vostro impianto?
1. Questo dato è il valore medio o il valore minimo da voi misurato?
1. Quante misure di diossine effettuate annualmente?
1. In base a quale criterio sono stati fissati i limiti di legge per le emissioni di diossine?

Prima di spiegare il senso di queste domande, riteniamo doveroso segnalare la singolarità delle procedure adottate in questi pellegrinaggi che, nelle intenzioni dichiarate, dovrebbero fornire una corretta informazione agli amministratori che devono decidere: l'unico interlocutore a cui si fanno domande e dal quale si ricevono le informazioni è, quasi sempre, il gestore o il progettista dell'impianto. Ovvero, della serie: se vuoi sapere se il vino è buono, chiedi all'oste. Ricordiamo che persino nei processi di santificazione c'è sempre l'avvocato del diavolo che cerca di smontare i miracoli del candidato santo.

Tant'è, questo è il nostro attuale stato della partecipazione democratica alle scelte e con questa sconsolante situazione dobbiamo fare i conti. Adesso spieghiamo per quale motivo le nostre domande sono quelle giuste. Innazitutto, avrete notato che nella prima domanda abbiamo utilizzato una singolare unità di misura per valutare la quantità di diossine emesse dal termovalorizzatore: il picogrammo (pg). Si tratta di un'unità di misura del peso estremamente piccola: un picogrammo equivale ad un miliardesimo di milligrammo. In particolare, le attuali normative europee prescrivono che in ogni metro cubo di fumi emesso da un termovalorizzatore ci possano essere, al massimo, 100 picogrammi di diossine.

Se si pensa che la quantità ammessa degli altri inquinanti si misura in milligrammi (un miliardo di volte più pesante), si spiega l'alibi mentale di chi afferma che da un moderno inceneritore, in pratica, non escono diossine: - Sono talmente poche! - La verità è che, per misurare le diossine, dobbiamo usare un'unità di misura così piccola, perché la tossicità di questi composti è estremamente elevata, miliardi di volte maggiore rispetto ai normali inquinanti che producono automobili, motocicli o calderine!

Anche la risposta Le diossine non sono misurabili, apparentemente rassicurante si fa velo del fatto che spesso, per ridurre i costi, i laboratori di analisi fissano il livello minimo di rilevabilità del loro metodo poco al di sotto del valore limite. Quindi, il gestore di un termovalorizzatore può affermare che le diossine nei fumi del suo impianto, in quanto inferiori al valore minimo determinabile stabilito dal laboratorio di controllo, non sono misurabili. Ma ciò non significa affatto che questi composti siano assenti. Proviamo a fare un esempio.

Il vero impatto ambientale di un termovalorizzatore, le cui emissioni di diossine non sono misurabili. Ipotizziamo che il laboratorio d'analisi che effettua i controlli dei fumi dell'inceneritore che scegliamo per questo esempio utilizzi un metodo analitico la cui concentrazione minima determinabile di diossine sia pari a 50 picogrammi per metro cubo, la metà del valore limite.

Supponiamo anche che l'impianto da controllare emetta 40 picogrammi di diossine per ogni metro cubo di fumi uscito dal suo camino. Effettuato il prelievo dei fumi e la loro analisi, il laboratorio, correttamente, certifica che la concentrazione di diossine emesso da questo impianto è inferiore al valore minimo determinabile del proprio metodo d'analisi (50 picogrammi per metro cubo). Pertanto, l'impianto controllato rispetta i limiti (100 pg/m3) e può continuare la propria attività.

Ma è lecito ignorare quei 40 picogrammi di diossine che l'inceneritore emette, solo perché le analisi non permettono una loro precisa misura e perché sono rispettati i limiti di legge? Una prima risposta a questa domanda si può fare confrontando la concentrazione di diossine nei fumi (40 pg/m3) di questo ipotetico termovalorizzatore, con quella normalmente presente nell'aria che respiriamo (da 0.05 a 0.5 pg/m3).

Nel nostro esempio, la quantità di diossine nell'aria emessa dal camino sarebbe da 800 a 80 volte superiore a quella presente nell'aria che lo stesso impianto preleva dall' ambiente esterno per bruciare-ossidare i rifiuti. Insomma, il nostro inceneritore, pur rispettando i limiti di legge, inquina pesantemente l'aria che utilizza e questo inquinamento è trasferito all'ambiente esterno.

Eventuali obiezioni che la concentrazione di diossine presenti nei fumi diminuirà nel tempo e nello spazio, per la naturale dispersione e diluizione del pennacchio di fumo sono, in questo caso, ininfluenti. Infatti, la maggiore quantità di diossine a cui ciascuno di noi è esposto si trova nel cibo che mangiamo. La quantità di diossine assorbite per inalazione d'aria è molte volte minore della quantità assorbite con gli alimenti.

Le diossine sono caratterizzate da una elevata stabilità chimica e da un'alta affinità con le sostanze grasse. Grazie a queste caratteristiche, le diossine, anche se inizialmente disperse nell'ambiente, dopo la loro emissione si concentrano lungo la catena alimentare, in particolare nel pesce, nella carne, nei latticini, nel latte, compreso quello materno. Pertanto, le diossine che escono dall'inceneritore si accumulano progressivamente nell'ambiente, e primo o dopo ce le ritroviamo nei nostri cibi. Quindi, sarebbe più corretto, ai fini della protezione della salute, che i limiti di legge riguardassero la quantità di diossine emesse nell'ambiente in un determinato tempo (ora, giorno) e non la loro concentrazione nei fumi.

Peraltro, proprio questo è il criterio adottato, nel 1997, dalla normativa giapponese e che stabilisce che, per ogni chilo di rifiuto bruciato, il rilascio totale di diossine nell' ambiente non deve superare la quantità di 5.000 picogrammi. E nel conteggio delle diossine rilasciate, bisogna contare quelle presenti nei fumi, quelle presente nelle ceneri pesanti e quelle che si trovano nelle ceneri volanti trattenute dei filtri anti inquinamento.

Nella Tabella sequente sono riportate le quantità di diossine misurate in questi diversi comparti, in un moderno termovalorizzatore da 400 tonnellate al giorno, di produzione italiana. Tanto per capirci, uno di quei gioielli della tecnica assolutamente sicuri, a detta dei gestori, in quanto dotato del più efficace e complesso sistema di trattamento fumi: filtro a manica, scrubber umido a due stadi e impianto catalittico per il trattamento degli ossidi di azoto e delle diossine.

Diossine
(pg/kg MPC)
%

Scorie
7.590
72.6

Ceneri boiler
580
5.6

Ceneri filtro a maniche
1.940
18.6

Fanghi
160
1.5


Fumi

Fase gassosa
150
1.5

Fase particellata
20
0.2


Totale
10.440
100


La Tabella mostra che in questo impianto, per ogni chilogrammo di rifiuti incenerito, si producono 10.400 picogrammi di diossine. Pertanto, in Giappone, quest'impianto non sarebbe stato autorizzato, in quanto la quantità complessiva di diossine prodotte è più che doppia, rispetto al limite fissato dal governo nipponico.

La stessa Tabella mostra che la maggior quantità di diossine (72.6%) si trova nelle scorie, o ceneri pesanti, e nelle ceneri trattenute dal filtro a maniche (ceneri volanti). Si vede, inoltre, che per ogni chilogrammo di rifiuti bruciato, la quantità di diossine che esce con i fumi, sotto forma di gas e di polveri è di 170 picogrammi, corrispondente alla dose tollerabile giornaliera di un adulto di 85 chili di peso. E poiché il termovalorizzatore che stiamo esaminando, ogni giorno, brucia 400.000 chili di rifiuti, la quantità di diossine che questo impianto produce ed immette nell'ambiente con i suoi fumi è di 68 milioni di picogrammi.

Un diverso approccio per risolvere la valutazione dell'impatto ambientale delle diossine è quello Belga. Per garantire il rispetto della dose tollerabile giornaliera di diossine, stabilita dall'Organizzazione Mondiale della Sanità a tutela della salute della popolazione (2 picogrammi per ogni chilo di peso corporeo), il Belgio intende proporre una norma in base alla quale la quantità di diossine che giornalmente si deposita su di un metro quadrato di terreno dovrebbe essere compresa tra 3,4 e 10 picogrammi. Se la deposizione al suolo di diossine rientra in questi valori, il loro accumulo lungo la catena alimentare (ad esempio: erba, latte, formaggio) dovrebbe garantire una contaminazione del nostro cibo a livelli tollerabili, in quanto inferiori ai citati valori stabiliti dalla Organizzazione Mondiale della Sanità.


Quante diossine emette un inceneritore?

Ma quanti picogrammi di diossine emette giornalmente un inceneritore? Ovviamente, questa quantità dipende da quanti metri cubi di fumi emette giornalmente l'impianto e questo volume dipende dalla quantità di rifiuti bruciati. Più rifiuti sono bruciati, più aria è necessaria per la loro combustione completa, più fumi sono emessi dal camino. Se la taglia del nostro inceneritore è quella tipica di un moderno termovalorizzatore (800 tonnellate di rifiuti termovalorizzati al giorno), il volume di fumi che questo impianto giornalmente immette in atmosfera è di 5.040.000 (cinque milioni quarantamila) metri cubi!

Abbiamo ipotizzato che ogni metro cubo di fumi di quest'impianto contiene 40 picogrammi di diossine, quindi la quantità giornaliera di diossine immessa nell'ambiente dal nostro termovalorizzatore equivale a 201.600.000 (duecento un milioni seicentomila) picogrammi. Questo valore non è molto diverso da quello misurato realmente nel termovalorizzatore che ha fornito i dati di produzione di diossine utilizzati nella precedente Tabella. A parità di rifiuti bruciati giornalmente, la produzione di diossine di questo impianto reale sarebbe di 136.000.000 (cento trentasei milioni) di picogrammi.

Abbiamo visto che, attualmente, la dose tollerabile di diossine per un adulto di 70 chilogrammi è pari a 140 picogrammi al giorno. Pertanto, la quantità di diossina emessa giornalmente dal nostro inceneritore virtuale (che, ricordiamo, rispetta a pieno i limiti di legge) equivale alla dose tollerabile di 1.440.000 (un milione quattrocento quarantamila) persone adulte. E per rispettare il valore minimo di deposizione al suolo proposto dal Belgio (3.4 pg/m2) questa quantità di diossine, in assenza di altre fonti, dovrebbe essere uniformemente distribuita su circa 60.000.000 (sessanta milioni) di metri quadrati (pari a 6.000 ettari, ovvero 60 chilometri quadrati).

Come termine di paragone, ricordiamo che la quantità media di diossine che giornalmente cade su di un metro quadrato di area rurale è di 6 picogrammi e che la superfice della circoscrizione di Sestri è di 2.066 ettari. Anche a fronte del pieno rispetto degli attuali limiti per le emissioni di diossine, questi numeri a noi suggeriscono grande prudenza nelle scelte per risolvere i problemi creati dal nostro attuale modo di produrre e smaltire rifiuti.

Al contrario, il nostro governo e quasi tutte le amministrazioni locali minimizzano il problema, invitano a continuare a consumare e a produrre rifiuti come prima e più di prima, e prevedono almeno un grande inceneritore per ognuna delle 103 province italiane. Se queste previsioni si attueranno, la quantità di diossine che giornalmente emetterebbero i termovalorizzatori italiani potrebbe essere qualcosa come 20 miliardi di picogrammi (la dose massima tollerabile per oltre cento quaranta milioni di italiani adulti!).


Il rispetto dei limiti alle emissioni ci deve tranquillizzare?


A questo punto diventa importante rispondere correttamente alla quarta domanda: "In base a quale criterio sono stati fissati i limiti di legge per le emissioni di diossine?" La risposta è desumibile da quanto riportato, nella Direttiva 2000/76/CE sull' incenerimento dei rifiuti approvata dall' Unione europea: "I valori limite stabiliti dovrebbero prevenire o limitare, per quanto praticabile, gli effetti dannosi per l'ambiente e i relativi rischi per la salute umana."Questa frase è chiara e senza ombra di dubbio. A parte i cautelativi condizionali (dovrebbero), quel per quanto praticabile significa che i limiti alle emissioni hanno solo un significato tecnico: corrispondono alle concentrazioni più basse raggiungibili dalla termovalorizzazione con la migliore tecnologia al momento disponibile e, ovviamente, a costi accettabili per l'azienda. Siamo certi che la maggior parte dei lettori hanno sentito i loro amministratori assicurare che l'inceneritore che costoro volevano realizzare non avrebbe creato nessun problema alla salute, in quanto impianto rispettoso dei limiti di legge.

Ora dovrebbe essere chiaro a voi, come al sottoscritto, che questa affermazione è assolutamente falsa. L'infondatezza di questa affermazione, è testimoniata proprio dalla lunga storia degli inceneritori di rifiuti, iniziata alla fine dell'800. E' ovvio che ogni tipo d'inceneritore realizzato, d'allora ad oggi, fosse rispettoso delle norme in vigore al momento della sua progettazione. Ma tutte le norme ambientale, di solito, sono arretrate d'almeno una decina d'anni rispetto alle conoscenze scientifiche sull'argomento. E queste conoscenze sono tutt'altro che definitive.

E così, dopo decenni d'uso, solo intorno agli anni 60 ci si è accorti che gli inceneritori emettono gas acidi pericolosi per la salute umana e dei vegetali. Normato e ridotto questo problema si è scoperto che gli inceneritori emettono anche metalli tossici e cancerogeni che si accumulano nell'ambiente; poi si è scoperto che gli inceneritori erano anche la maggiore fonte di emissioni di diossine. E mentre si cercava, con varia fortuna e costi crescenti, di ridurre l'emissioni di metalli e diossine, l'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro, confermava, definitivamente, l'effetto cancerogeno di questi composti per l'uomo. Conseguentemente, l'Organizzazione Mondiale della Sanità e l'Unione Europea, riducevano la quantità di diossine fino ad allora tollerata nella dieta umana.

Invece, il limite alle emissioni di diossine negli inceneritori rimaneva, stranamente, identico a quello fissato prima del riconoscimento dell' effetto cancerogeno. La Tabella che segue sintetizza la sequenza temporale di questi eventi. Cronistoria degli studi che hanno valutato gli effetti delle diossine e norme per il contenimento di questi effetti:

1976 _ Incidente di Seveso

1989 _ Direttiva UE per ridurre le emissioni degli inceneritori. Diossine nei fumi: 100 pg/m3

1991 _ L'OMS fissa la dose giornaliera tollerabile di diossine a 10 pg/kg peso

1993 _ Il V piano d' azione della UE prevede di ridurre l'emissioni di diossine del 90% entro il 2005, in tutti i paesi membri

1997 _ La IARC conferma che le diossine sono cancerogene per l'uomo

1997 _ Il Governo Giapponese fissa i limiti di rilascio totale di diossine da inceneritori (5.000 pg/kg di materiale post consumo trattato)

1998 _ L'OMS riduce la dose tollerabile giornaliera per l' uomo a 1 - 4 pg/kg peso

2000 _ Nuova direttiva UE su incenerimento. Si conferma il limite alle emissioni di 100 pg/m3

2001 _ Strategia comunitaria sulle diossine: la dose tollerabile giornaliera è stabilita a: 2 pg/kg peso

A pensar male, la scelta fatta dalla UE nel 2000 di confermare i limiti delle emissioni di diossine fissate nel 1989, quando ancora non era certo l'effetto cancerogeno delle diossine, come pure il loro effetto di distruzione del sistema endocrino, nulla ha a che fare con la scienza e la tutela della salute umana.

Forse ci avviciamo di più alla verità, pensando che questa scelta sia dovuta al fatto che la maggior parte degli inceneritori realizzati tra gli anni 80 e 90 in Francia, Danimarca, Germania, Belgio (e che non hanno ancora ammortizzato i costi di investimento), non sarebbero in grado di rispettare con continuità, limiti più restrittivi. Quanto le norme privilegino gli interessi delle imprese, piuttosto che quelli della comunità, è deducibile anche dalla singolare disposizione della normativa europea che fissa la frequenza di controlli di diossine ad un solo (sic) prelievo all'anno.

La scusa è l'alto costo di queste analisi. Tuttavia, è ovvio che, a fronte di un combustibile (i nostri materiali post consumo) caratterizzato da un'estrema variabilità (umidità, potere calorifico, composizione chimica), un'unica misura annuale non possa essere rappresentativa della quantità di diossine mediamente emessa da un termovalorizzatore. E questo spiega i motivi per i quali sarebbe stato opportuno che, durante le visite ai termovalorizzatori, qualcuno faccia anche le domande numero 2 e numero 3.


Danni alla salute provocati dalle diossine

Per quanto riguarda i meccanismi d'accumulo delle diossine lungo la catena alimentare, fino al latte materno, e sui rischi di cancro connessi con l'esposizione a questi composti, rinviamo ad un nostro documento già presente in rete (http://www.village.it/italianostra/diossine.html).

Come già accennato, numerosi dati sperimentali pubblicati recentemente stanno dimostrando come l'esposizione a diossine, oltre a diversi tumori, possa produrre altri effetti sulla salute umana, anche a dosi inferiori a quelle fino ad oggi stimate tollerabili. La maggior parte dei nuovi effetti studiati ed attribuili all'esposizione a diossine, riguardano la delicata sfera sessuale. L'aspetto più preoccupante di questi studi è che gli effetti indesiderati, prodotti dalle diossine, si verificano spesso a seguito d'esposizione croniche di tipo non professionale e a dosi molto basse.


Effetti dell'esposizione perinatale a diossine

Nell'arco della vita, la dose più elevata di diossine si assume subito dopo la nascita, con il latte materno. Si tratta d'una informazione sconcertante che, se non deve far rinunciare ai vantaggi dell'allattamento materno, non può essere ignorata. Uno studio olandese, effettuato tra il 1990 e il 1992, ha voluto valutare se l'esposizione a diossine durante la gestazione e l'allattamento potesse avere effetti sul comportamento dei bambini. Motivo di questo studio è che le diossine hanno anche un effetto neurotossico e possono interferire con gli effetti degli ormoni che regolano lo sviluppo sessuale.

In base alle misure di diossine effettuate su campioni di sangue delle mamme e del cordone ombelicale e nel latte materno, si sono individuati i soggetti maggiormente esposti a diossina tra 160 bambini e bambine che hanno partecipato allo studio. L'oggetto di studio è stato il comportamento di questi bambini durante il gioco e il risultato è stato che una maggiore esposizione a diossine durante l' allattamento, produce una maggiore frequenza dei giochi "femminili", sia nei maschi che nelle femmine.


Esposizione a diossine e sviluppo puberale

Duecento adolescenti residenti in Belgio, in due zone periferiche inquinate ed in una zona rurale di controllo, hanno partecipato a questa indagine che ha controllato l' andamento del loro sviluppo puberale. Analisi del sangue hanno permesso di valutare l' entità della loro esposizione a diossine. Nel quartiere vicino a due inceneritori, lo sviluppo puberale dei maschi è risultato statisticamente più lento. Analogo fenomeno nelle ragazze (ritardato sviluppo del seno) che abitavano questo stesso quartiere.

Il maggior rallentamento nello sviluppo puberale di maschi e femmine si è registrato nei soggetti con più alta concentrazione di diossina nel sangue.
Esposizione a diossine e sesso dei figli. L'esposizione a diossine di 200 lavoratori russi impiegati nella produzione di erbicidi è stata valutata, misurando la concentrazione di questi composti nel loro sangue. La loro esposizione a diossine risultava maggiore di 30 volte rispetto al resto della popolazione non esposta professionalmente.

Nella prole dei lavoratori esposti si è constatata una prevalenza di figlie femmine rispetto ai figli maschi, significativamente diversa dal rapporto maschi/femmine nella prole di un gruppo di controllo non esposto a diossine.


I pareri della Commissione Europea sull'incenerimento dei rifiuti

Con riferimento a questi ed altri studi, l'Unione Europea ha già prodotto diversi documenti sull' incenerimento dei rifiuti che, tuttavia i nostri governi sembrano ignorare. Riportiamo alcuni passi significativi:
Comunicazione della Commissione al Consiglio
Strategia comunitaria sulle diossine 2001/C322/02
Sembra che le caratteristiche tossiche delle sostanze (Diossine n.d.r.) siano state sottovalutate: recenti dati epidemiologici, tossicologici e sui meccanismi biochimici, riferiti agli effetti sullo sviluppo cerebrale, sulla riproduzione e sul sistema endocrino hanno dimostrato che gli effetti delle diossine e di alcuni Policloro Bifenili (PCB) sulla salute umana sono molto più gravi di quanto precedentemente supposto, anche a dosi estremamente ridotte.

La dose giornaliera tollerabile è fissata a 2 pg/kg peso corporeo. I valori medi di diossine assunti giornalmente con la dieta, nell' Unione Europea, sono compresi tra 1,2 e 3 pg/kg di peso corporeo.

In una parte considerevole della popolazione europea l'esposizione a diossine e a PCB diossino-simili supera la dose tollerabile settimanale.


Direttiva 2000/76/CE sull' incenerimento dei rifiuti

Misure più restrittive dovrebbero ora essere adottate per la prevenzione e la riduzione dell' inquinamento atmosferico provocato dagli impianti di incenerimento di rifiuti urbani e le direttive attuali (89/369/CEE) dovrebbero pertanto essere abrogate.


Conclusioni

Se l'esposizione a diossine presenta i problemi segnalati e può essere un reale fonte di rischio per la nostra salute anche a dosi molto basse, quale senso ha, per l'Italia, imbarcarsi in quest'avventura?

Non hanno insegnato nulla i disastri economici ed ambientali di Francia, Belgio e Giappone (peraltro abilmente ignorati dalla stampa nostrana) che hanno dovuto spegnere decine d'impianti d'incenerimento, responsabili di grave inquinamento di terreni e di alimenti e che hanno dovuto affrontare costi enormi per ammodernare centinaia di altri impianti, incapaci di rispettare limiti di emissione più restrittivi di quelli esistenti al momento della loro costruzione (anni 70- 80)? Siamo sicuri che a fronte dei nuovi risultati sperimentali sugli effetti sanitari delle diossine non si dovranno fissare limiti ancora più restrittivi ?

Non è una fortuna per il nostro paese non avere privilegiato, fino ad oggi, l'incenerimento per gestire i nostri rifiuti e non aver quindi vincoli occupazionali ed economici per intraprendere nuove ed innovative vie per risolvere alla radice il problema rifiuti, senza ricorrere all' incenerimento? La realizzazione in Italia di un centinaio di nuovi inceneritori, anche se meno inquinanti di quelli che erano "gioielli della tecnica" solo pochi anni or sono, inevitabilmente, aumenterebbe la quantità di diossine prodotte dal nostro paese come pure la dose giornaliera di diossine assunta dalla nostra gente attraverso gli alimenti ed il latte materno.

Questa scelta vanificherebbe i risultati ottenuti anche nel nostro paese, nella lotta contro le diossine. Infatti, in tutta Europa la chiusura di produzioni inquinanti, i miglioramenti tecnici introdotti nella produzione d'acciaio, l'uso esteso di marmitte catalittiche, hanno ridotto significativamente le emissioni di diossine e contemporaneamente la contaminazione dei nostri cibi. Che senso ha aggiungere questo ulteriore rischio, quando non siamo assolutamente obbligati ad incenerire i nostri cosidetti rifiuti? (http://www.village.it/italianostra/pianorif/index.html)

Un modo per evitare di fare quest'errore è anche quello di diffondere queste informazioni al maggior numero possibile di persone che conoscete.
Fatelo prima che, con la costruzione dei termovalorizzatori e la sottoscrizione dei contratti ventennali che fisseranno le quantità di rifiuti che i Comuni dovranno obbligatoriamente fare incenerire, non sarà più possibile tornare indietro.


Prof. Federico Valerio
direttore del Dipartimento di Chimica Ambientale dell'Istituto Tumori di Genova


Se pensate di aver bisogno di qualche spiegazione, se avete specifiche domande, non esitate, sono a vostra disposizione : federico@village.it

da http://soccorsambiente.blog.tiscali.it/nv2478957/

si veda anche http://www.vasonline.it/forum/inceneritori/valerio.htm



Contro la stupidaggine, neanche gli Dei possono nulla (F. von Schilier)



Pontassieve, febbraio 2006

Le Amministrazioni comunali di buona parte della ValdiSieve e del Valdarno hanno deciso di utilizzare l'inceneritore di Selvapiana per i propri rifiuti. Questo comporta un completo rifacimento dell'impianto che passa dalle attuali 9000 t/a a 70.000 t/a.

La procedura di smaltimento, sarà la seguente:
1 rifiuti raccolti saranno inviati a Terranova Bracciolini per la suddivisione
1 rifiuti (da incenerire), da Terranova saranno trasportati a Selvapiana
Le ceneri da Selvapiana saranno portate nella discarica di Figline

Questa procedura (invero strana) causerà un continuo movimento di autotreni tra la ValdiSieve ed il Valdamo con costi incredibili (il giro di denari sarà enorne: basti pensare al gasolio consumato), inoltre causerà uno aumento dell'inquinamento acustico e dell'aria ed un aumento del costo della nettezza che pagheranno i cittadini. Quando le ceneri saranno trasportate da Selvapiana a Figline, dovranno essere scortate dalle Forze dell'Ordine poiché avranno un valore simile all'oro.

La salute

L'aumento della capacità d'incenerimento comporterà un impianto mastodontico, con emissioni di diossina, polveri sottili, furani che creeranno un alto inquinamento ambientale. Per ottenere un alto recupero energetico (termovalorizzatore) si deve sempre tenere una temperatura massima costante, mentre per abbattere i fumi tossici si deve affiancare alla combustione ad alte temperature un rapido raffreddamento dei fumi (che distrugge le diossine e i furani, ma limita la capacità di recupero di energia elettrica)" [ relazione della dott.sa B. Puggelli]. Per questo principio fisico (contro la fisica poco possono le chiacchiere dei partiti politici), nei termovalorizzatori non possono essere impiegati i filtri ad acqua per ridurre le emissioni nocive: avremo quindi un considerevole aumento delle sostanze velenose in aria. Va ricordato che non possiamo affidare l'analisi dell'aria e del terreno ne all'ARPAT, ne alla ASL, poiché i loro vertici sono di nomina partítica e guarda caso del solito partito che vuole il termovalorizzatore: non si sputa nel piatto in cui si mangia. "Ad oggi i dati pubblici sulla qualità dell'acqua della Sieve non sono reperibili da ARPAT' [relazione della dott.sa B. Puggelli].

Esiste una legge che stabilisce le distanze delle costruzioni dai fiumi; la legge vale pure per le strutture pubbliche, impiegando uno strumento di misura (il metro) può essere verificata la distanza dell'inceneritore dal fiume Sieve; la legge 394/1991 recita che " discariche ed inceneritori devono essere collocati in ambiente isolato lontano da falde acquifere" è mai possibile che la Sieve non sia una falda acquifera?

L'Amministrazione

Ci ha preoccupato molto la presa di posizione del sindaco durante la riunione al cinema Accademia: L'attuale Amministrazione ha avuto alle elezioni il 70% dei consensi, per cui abbiamo il consenso dei cittadini e costruiremo il termovalorizzatore Questo "modo" di gestire i rapporti tra l'amministrazione pubblica ed i cittadini è tipico di Berlusconi; ci meraviglierebbe se gli attuali partiti che costituiscono la maggioranza raccogliessero le firme per il referendum sulla "Costituzione violata: Berlusconi si è solo comportato come il nostro sindaco!

Il sindaco ha dichiarato pure che, se il termovalorizzatore fosse dannoso, lo avrebbero denunciato per primi e lo avrebbero chiuso. Ci preme ricordare al nostro sindaco e a tutti gli amministratori che circa un mese fa c'è stato il congresso dei medici che si occupano delle malattie polmonari dei bambini; i risultati (trasmessi da tutti i telegiornali) hanno evidenziato come i fumi di scarico delle auto siano i responsabili di tali malattie. Nel borgo del paese mancano i marciapiedi e i bambini (soprattutto quegli nei passeggini) hanno la bocca all'altezza dei tubi di scarico delle auto: se il sindaco fosse coerente con quanto da Lui dichiarato chiuderebbe il borgo al traffico delle auto. Purtroppo, ci dicono gli esperti "partitici", da quando gli ex democristiani sono andati al potere entrando in giunta, in questo paese è calato un silenzio terrificante: tutto va bene, nessuno reclama, le scelte dell'amministrazione non possono essere criticate; ma la libertà di pensiero, azione, scelte, la ricerca dei bene comune?

Le risposte

Molti cittadini si oppongono a quanto deciso dalle nostre Amministrazioni: è nato un comitato che cerca di contrastare la scelta scellerata. Quello che deve preoccupare è la totale indifferenza delle associazioni presenti sul territorio. ARCI (ambiente etc..), sindacati, Confesercenti, Con artigianato, Case del Popolo, MCL, GEO, ACLI, AGESCI, Consigli Pastorali, Pro Loco, Lions, Rotary: non una parola od una presa di posizione. Quanto sono lontani i tempi in cui i manifesti dei Consiglio Pastorale di S. Francesco sul l'inquinamento del cementificio costrinsero lo stesso ad installare i necessari filtri. Ci raccontano che durante il periodo in cui fu messo sott'accusa l'impianto di Selvapiana, gli scout allestirono per il carnevale paesano un inceneritore (non sappiamo come, ma funzionava!!!) che "appuzzì" tutto il paese; di conseguenza l'Amministrazione fu costretta a chiamare, ad una riunione pubblica, i progettisti dell'impianto per risolvere il contrasto con i cittadini. Ci sorge il dubbio (fondato) che la sindrome delle tre scimmie (non parlo, non vedo, non sento) abbia colpito i responsabili di alcune delle suddette associazioni forse perché confondono il loro incarico associativo con la tessera (del partito politico) che hanno in tasca.

"Ai posteri l'ardua sentenza"

Ci rinfranca il cuore vedere tanti cittadini che si oppongono al termovalorizzatore; soprattutto la gioia ci riempie nel vedere che tanti sono i giovani, questi saranno uomini e donne "liberi", sono il nostro futuro, la nostra speranza in un mondo migliore; con il termovalorizzatore, con Borgo Verde sostituito da catrame e cemento, cosa lasceremo ai nostri figli? Ci sono, purtroppo, dei giovani (pure adulti, ma i giovani ci preoccupano maggiormente) che non riescono a capire che la scelta partitica non deve influenzare il proprio cuore ed il proprio cervello: quando una cosa è sbagliata, è sbagliata sia che la faccia la destra, il centro, o la sinistra.

I' Care
Associazione di cittadini