GLI INCENERITORI SPRECANO MOLTO
PIU' ENERGIA DI QUELLA CHE PRODUCONO
Studio del MIT (Massachusetts
Institute of Technology) alla mano, con riciclaggio e riutilizzo si
produce energia da 3 a 5 volte superiore agli inceneritori
E poi ci vengono a parlare di "termovalorizzatori" (parola del marketing da ciminiera invetata in
Italia per nascondere gli inceneritori)... ci chiedono di risparmiare
l'energia e acqua (che invece poi gli impianti di incenerimento
SPRECANO IN GRANDE QUANTITA'). Senza considerare emissioni nocive in
atmosfera, danni alla salute e all'agricoltura nel raggio di decine di
chilometri, COSTI ALTISSIMI (pagati da noi con le bollette ENEL alla
voce A3 dove vengono spacciati per fonte rinnovabile)
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Bruciare
i rifiuti significa andare a prelevare nuove risorse
(materiali, acqua ed energia elettrica) per realizzare nuovi prodotti.
L'incenerimento recupera solo l'energia dovuta al potere calorifico di
un oggetto (il potere calorifico è il calore - misurato in
calorie - che è possibile ottenere da un materiale durante un
processo di combustione), ma non l'energia e le risorse necessari alla
sua produzione. In una ricerca effettuata dal prestigioso MIT si
è calcolato che il risparmio energetico possibile con il
riutilizzo ed il riciclaggio è da 3 a 5 volte superiore al
recupero energetico realizzabile con l’inceneritore.
Quando si parla di recupero energetico dall’incenerimento dei rifiuti
si commette un grossolano errore sul piano scientifico. È come
se uno trovasse in strada un orologio d’oro e lo cedesse ad un passante
a 10,00 euro, sostenendo di aver attenuto un vantaggio economico. Non
si può banalizzare il problema semplicemente valutando il calore
prodotto dal processo di incenerimento che si riesce ad utilizzare, ma
è necessario fare una corretta analisi energetica.
I materiali
che entrano in un inceneritore portano con sé un bagaglio energetico (o meglio si
dovrebbe dire emergetico)
costituito da:
1. l’energia direttamente ed
indirettamente utilizzata per produrre ciascun materiale
2. l’energia usata per dargli la forma desiderata
3. il potere calorifico
4. l’energia spesa per le varie operazioni di trasporto
5. l’energia spesa per la raccolta
6. l’energia spesa per triturarlo e compattarlo per la produzione di
CDR (combustibile da rifiuti)
Per quanto riguarda le materie plastiche, che sono le più
appetite dagli inceneritori in virtù del loro elevato potere
calorifico (in media 5.000 kcal/kg), molto superiore a quello delle
altre componenti degli RSU (non oltre 2.000 Kcal/kg), l’energia che
esse possono liberare bruciando è circa un terzo di quella
servita per produrle e che viene persa irreversibilmente nel processo.
Considerando le altre componenti del bagaglio energetico del CDR,
è evidente che il suo incenerimento comporta non un recupero, ma
un macroscopico spreco energetico; in altre parole, bruciare un
materiale sintetico significa buttar via per sempre tutta l’energia
spesa per produrlo sancendo la sua prematura morte termodinamica.
È questo il motivo per cui in altri Paesi si preferisce
riutilizzare il più possibile questi materiali, in grado di
mantenere le loro proprietà per molte decine di anni,
anziché affrettarsi a distruggerli dopo il primo utilizzo, come
facciamo in Italia. Inoltre l'energia prodotta bruciando i rifiuti, non
può considerarsi "rinnovabile" (come ha precisato l’Unione
Europea) in quanto nei rifiuti sono contenuti materiali, quali la
plastica, derivati da combustibili fossili, e quindi esauribili.
L'utilizzo della plastica come "combustibile" rischia anzi di
potenziare il circolo vizioso petrolio
–> produzione –> plastica –> incenerimento altamente
dissipativo e di elevato impatto ambientale.
Consumo di energia per kg di rifiuto e recupero energetico con i
vari metodi di gestione (Fonte: Veneto capace di Futuro, WWF, 2001 - da
http://www.wwfitalia.it/Lazio/images/risparmio2.gif)
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Tratto da
http://www.wwf.it/Lazio/documenti/pag_rifiuti_inceneritori5.asp