Arena 005: Gianni Tamino - Inceneritori ed Energia
- 10/10/2006 - fonte: Ravenna informa - durata: 24.52 min.
Puntata N°5 - Gianni Tamino - Inceneritori ed Energia
In una esauriente spiegazione, questa settimana Gianni Tamino,
professore di Biologia all'Università degli Studi di Padova, ci
spiega esattamente perché gli inceneritori non sono utili alla
causa energetica; tantomeno i cosiddetti 'termovalorizzatori'.
L'intervento è tratto dall'iniziativa "La scienza in piazza" di
Rimini. Con una prefazione ed una postfazione di Beppe Grillo.
realplayer : www.arcoiris.tv/modules.php?name=Downloads&d_op=getit&lid=5692&ext=_big.ram
mediaplayer : www.arcoiris.tv/modules.php?name=Downloads&d_op=getit&lid=5692&ext=_big.wmv
audio mp3 : www.arcoiris.tv/modules.php?name=Downloads&d_op=getit&lid=5692&ext=.mp3
PER LA QUINTA GIORNATA MONDIALE CONTRO
L’INCENERIMENTO DEI RIFIUTI E
PER LE ALTERNATIVE
L’inciviltà del fuoco
Con il fuoco l’uomo ha imparato a cucinare i cibi, segnando
un passaggio importante
nella sua evoluzione. Ora brucia le risorse, segnando un passo indietro
verso la preistoria!
Siamo in una fase quasi finale verso la costruzione dell’inceneritore
del Gerbido, Torino. E’ stato depositato lo SIA (Studio di impatto
ambientale) da parte di TRM, su cui sono state presentate le
osservazioni da parte di Associazioni ed Enti Locali. Inutile dire che
permane la nostra contrarietà alla scelta dell’incenerimento
come soluzione del problema dei rifiuti, scelta sicuramente comoda ed
economicamente vantaggiosa per chi costruirà e gestirà
l’impianto ma molto onerosa per i Comuni e quindi per i cittadini che
vedranno aumentare il costo del servizio.
Dal luglio 1997 (approvazione Piano Regionale Rifiuti) e, attraverso
conferenze di servizi, protocolli di intesa, studi (Commissione NRDS,
TRM) per arrivare maggio 2006 quando si conclude la Conferenza dei
Servizi sul progetto preliminare, ha inizio l’annosa storia
dell’inceneritore della Provincia di Torino. Si tratta di iniziative,
tutte, che davano per necessaria la realizzazione di uno o più
impianti di incenerimento per la provincia di Torino. In dieci anni
nessuna iniziativa ha preso in considerazione la possibilità di
non realizzare impianti di incenerimento e di trovare soluzione al
problema rifiuti per altre vie (che non fosse quella utilizzata finora
ovvero di smaltire quasi tutti i rifiuti in discarica).
I diversi passaggi amministrativi e di studio hanno avuto sempre al
centro la necessità a priori definita di realizzare uno o
più inceneritori in Provincia di Torino. La Valutazione di
impatto ambientale anziché essere preventiva a ogni decisione
arriva pressoché ultima a decisioni svolte, in altri termini
la procedura di compatibilità ambientale viene svuotata e
resa un passaggio quasi burocratico.
Innanzitutto né al momento né al 2010 è prevista
da alcun piano la massimizzazione della Raccolta differenziata (RD),
anzi il progetto non tiene conto di quanto prevede il D.L.vo 152/06
dove all’Art. 205 impone per il 2012 il raggiungimento del 65% di RD.
Nessuna iniziativa seria è stata intrapresa per lo sviluppo di
una strategia e di programmi volti alla riduzione alla fonte della
quantità dei rifiuti, primo passaggio individuato dalla
normativa comunitaria e nazionale per una corretta gestione dei rifiuti
stessi.
Pertanto prima di pensare a realizzare un impianto di incenerimento
è necessario, quanto meno, riscrivere il Piano di gestione dei
rifiuti della Provincia di Torino con il nuovo obiettivo di RD e di
quantificazione certa di riduzione. Anche il Comune di Torino
dovrà necessariamente fare la sua parte.
Nell’impianto dei SIA si rileva l’assoluta mancanza di qualunque seria
valutazione di carattere economico non solo sulle varie opzioni, ma
anche su quella individuata come migliore. Inoltre, quello che manca ed
è sempre mancata è la valutazione dell’"opzione zero",
cioè la ricerca di alternative all’incenerimento.
Oltre ai rischi associati all’inquinamento ambientale dell’impianto ci
troviamo di fronte anche a rischi di inquinamento amministrativo: i
soggetti pubblici che hanno definito la necessità
dell’inceneritore sono gli stessi che hanno specifici compiti – per
legge – di controllo e intervento sull’impianto in caso di
malfunzionamenti o problemi.
Si introduce con l’inceneritore una nuova fonte d’inquinamento
destinata a perdurare per decine di anni, nella zona sede
dell’impianto ma anche nel territorio limitrofo. E’ certo che le
tonnellate di rifiuti che saranno bruciato nell’inceneritore sono
maggiori da quelle definite nel piano, perché meno potere
calorifico presente nel rifiuto più sui brucia, consente un
aumento della quantità: i dati di progetto forniti sulle
potenzialità non corrispondono al reale range di funzionamento
dell’impianto. La potenzialità di un impianto viene stabilita in
funzione del carico termico dell’impianto e non del solo quantitativo
di rifiuti bruciato la capacità massima è pari a 421.000
t/anno di rifiuti con PCI. 11.000 kJ/kg nella realtà se il PCI
fosse di 9800 kJ/kg equivarrebbe alla possibilità di
bruciare in un annuo di 591.000 ton di rifiuti anziché le
421.000 ton dichiarate.
Più potere calorifico nel rifiuto meno si brucia, con la
tecnologia a griglia mobile il PCI non può superare una certa
soglia altrimenti occorre abbassarlo e questo anche per la
necessità di mantenere basso il PCI dei rifiuti per non dover
sottoutilizzare l’impianto in termini di portata effettiva di rifiuto
cui seguirebbe una riduzione dei compensi per il servizio effettuato.
311 mila euro per costruire l’impianto sono uno schiaffo ai corretti e
opportuni investimenti. C’è ancora tempo per fermarli. Occorre
mobilitarsi e non lasciarli agire indisturbati.
Marco
Caldiroli – Medicina Democratica
Agire Locale Torino, Medicina Democratica, Greenpeace GL Torino,
Pro Natura, Forum Ambientalista, Associazione Il Girasole, Associazione
A.V.D.A.
Un breve commento
all’articolo di Bianchi e Minichilli
pubblicato su epidemiologia e prevenzione su inceneritori e
mortalità per Linfoma non Hodgkin
Gli studi epidemiologici, ossia fare il confronto tra popolazioni
esposte e popolazioni non esposte, rappresentano uno strumento assai
grossolano ed impreciso per dimostrare l’esistenza di rischi per la
salute, specie quando questi sono assai diffusi, sono "a piccole
dosi", ed agiscono in maniera prolungata nel tempo.
Esistono strumenti logici, come ad esempio la tossicologia, più
robusti e concreti, da preferire ai riscontri di danni sulle
popolazioni, specie quando queste siano state esposte a sostanze
sicuramente nocive: nella roulette russa, non sempre la pistola spara
il proiettile, ma quando lo fa, uccide!
Oltretutto l’epidemiologia non ha gran fama di scienza neutra anche
perchè troppo spesso è stata utilizzata da chi aveva
l’interesse a confondere le idee, ricordo solo i casi delle industrie
del
tabacco o quelle dell’amianto che finanziavano studi semplicemente
falsi.
Nonostante tutto però, come dimostrano gli ultimi due casi
citati, prima o poi i dati vengono fuori, è il caso di
quest’articolo che dimostra l’aumento del rischio di morire di Linfoma
non
Hodgkin per chi abita vicino agli inceneritori, anche se la
dimostrazione è più evidente nei maschi.
Quello che sconcerta dell’articolo è che Bianchi, che nella Vis
di Firenze si è ben guardato dal dire con chiarezza che gli
inceneritori fanno male alla salute, è il riferimento alla
"opportunità dell’uso del principio di precauzione per
proteggere la salute in aree circostanti gli impianti di incenerimento
rifiuti".
Che cosa intenda Bianchi per principio di precauzione è
tutt’altro che chiaro, e si potrebbe addirittura pensare che lui
auspichi
"approfondimenti mediante studi epidemiologici analitici" da farsi dopo
che sono stati costruiti i nuovi inceneritori... In pratica si prepara
il lavoro per il futuro, la conta dei morti.
Comunque a prescindere da cosa lui intenda, in ogni caso è
tecnicamente sbagliato riferirsi al principio di precauzione nel caso
degli inceneritori. Il principio di precauzione si applica solo nei
casi dove l’esistenza
di un rischio per la salute è per il momento solo ipotizzabile
(esempio per gli OGM), anche perchè è uno strumento assai
debole infatti, secondo la Comunità Europea, il principio di
precauzione deve tener conto del criterio del costo-beneficio, ossia
si basa su valutazioni di tipo economico, e secondo la regola della non
discriminazione, ossia senza intralci per la concorrenza.
Nel caso di rischi sanitari incerti, come nel caso dei campi
elettromagnetici, si dovrebbe applicare la prevenzione precauzionale,
che è uno strumento già più robusto. Nel caso poi
di rischi sanitari sicuramente presenti, come nel caso
degli inceneritori, dove dal camino escono innumerevoli specie di
sostanze sicuramente tossiche o cancerogene, ed altrettanto
pericolose ceneri e polveri, si deve attuare la prevenzione, che
impone di non esporre a rischi certi quando questi siano tecnicamente
evitabili.
E’ appunto il caso degli inceneritori che, tra l’altro, non sono
indispensabili, in quanto ci sono alternative valide per la gestione
dei rifiuti, come pure per la produzione di energia, e quindi,
semplicemente, GLI INCENERITORI NON DEVONO ESSERE FATTI.
Dott. Michelangiolo Bolognini
- Medicina Democratica Pistoia
31 agosto 2006
----------------------
STUDI
SCIENTIFICI DIMOSTRANO CHE GLI INCENERITORI FANNO MALE ALLA SALUTE
Il tema dello smaltimento dei rifiuti urbani
è di quelli che sono sempre attuali; dalla consultazione sulla
raccolta “porta a porta” nel centro
storico, i riflettori si sposano ora sul prossimo Piano Provinciale che
ha al suo centro una proposta che farà discutere: il raddoppio
dell’impianto di Ospedaletto o uno nuovo a Gello di Pontedera, non
lontano da Cascina. Le Amministrazioni locali sembrano decise a questo
passo, che Legambiente Pisa (ma non solo) contesta. Lasciando ad
altra occasione l’esposizione dei “pesanti” motivi di opposizione,
Legambiente Pisa vuole cominciare ricordando che gli inceneritori sono
impianti dannosi alla salute delle popolazioni e che non basta cambiare
loro nome per evitare i danni (“termovalorizzatore” è il
più attraente nome usato dai suoi simpatizzanti, parola che non
esiste nelle altre lingue; ad esempio in inglese si usa solo
“incinerato”).
Senza volere creare eccessivi
allarmismi, non si può ignorare quello che ci dice la
letteratura scientifica, spesso efficacemente prodotta proprio nella
nostra città e basata su studi internazionali [VEDI NOTA IN
FONDO]. Gli studi epidemiologici tengono conto di un periodo di latenza
di alcune malattie, come il tumore, di almeno dieci anni ed
esaminano i dati sanitari recenti là dove sono stati
precedentemente attivi degli inceneritori. Se è impossibile
riassumere dati, tabelle, precisazioni scientifiche, è invece
possibile dedurre elementi di preoccupazione. Si parla, ad esempio per
la Toscana, di una “evidenza empirica di un eccesso di mortalità
per linfomi non Hodgkin nei residenti in aree ove era attivo un
inceneritore di rifiuti solidi urbani” (a), mentre dai dati nazionali
si osserva un eccesso di mortalità nei maschi dell’otto per
cento per il linfoma non Hodgkin. Una rassegna di studi scientifici
internazionali (c), pur denunciando le difficoltà dell’analisi
dei dati, parla di “risultati espressivi” per tumore al polmone,
linfoma non Hodgkin, sarcomi ai tessuti molli, tumori per i bambini e
malformazioni neonatali.
La conclusione degli studi
è del tutto condivisibile: “I risultati rafforzano
l’opportunità dell’uso del principio di precauzione per proteggere
le aree circostanti gli impianti di incenerimento dei rifiuti” (b).
Quindi, in attesa di eventuali risultati significativi, è meglio
evitare gli inceneritori: se abbiamo anche solo il sospetto che dietro
la curva ci sia un TIR parcheggiato non aspettiamo di vederlo con
certezza prima di frenare.
Le alternative esistono,
soprattutto se si agisce sul ciclo dei rifiuti, prima che vadano allo
smaltimento, riducendo e recuperando. Se siamo interessati alla salute
dei cittadini prima che agli interessi economici legati
all’incenerimento, le possiamo trovare.
Fabrizio
Bianchi
fabriepi@ifc.cnr.it
I dati e le citazioni che seguono sono tratti:
(a) Mortalità per linfomi non Hodgkin nei
comuni della Regione Toscana dove sono stati attivi inceneritori di
rifiuti solidi urbani nel periodo 1970 -1989 in “Epidemiologia e
Prevenzione”, gennaio – febbraio 2006 Annibale Buggeri e Dolores
Catelan, Dipartimento di Statistica Università d Firenze, UO di
Biostatistica
(b) Mortalità per linfomi non Hodgkin nel
periodo 1981 – 2001 in comuni italiani con inceneritori di rifiuti
solidi urbani in “Epidemiologia e prevenzione” marzo aprile 2006 ,
Fabrizio Bianchi e Fabrizio Minichilli, Istituto di Fisiologia Clinica
CNR di Pisa, Sez. Epidemiologia
(c) Health effects of exposure to waste
incinerators
emissions: a review of epidemiological studies – Annuali Istituto
Superiore di Sanità 2004; 40 (1), Michela Franchini, Michela
Rial e Fabrizio Bianchi (Istituto di Fisiologia Clinica CNR di Pisa,
Sez. Epidemiologia), Eva Buiatti (Osservatorio di Epidemiologia Agenzia
Regionale di Sanità). – indirizzo per corrispondenza
da http://www.legambientepisa.it/stuinc.htm