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La logica dell’inceneritore? Aumentare l’irresponsabilità

 
Comunque la si voglia rigirare, la questione dell’inceneritore risponde ad una unica logica, quella di coltivare nei cittadini la facile comodità dell’irresponsabilità e del menefreghismo. La politica non è rendere comoda la vita.

I politici che amano di acquisire consenso accarezzando sempre nel verso del pelo non sono lungimiranti, e nel tempo non saranno ricordati come buoni politici. In questo caso, poi, i termini della questione sono tanto chiari quanto allarmanti.

In tre, Dellai, Grisenti e Gilmozzi, espongono una volontà che è tanto ferma quanto vaga, affermano che dell’inceneritore non conoscono i costi, né di costruzione e nemmeno di gestione futura conseguente “ma non preoccupatevi, ci penserà la Mamma”, e i sindaci riuniti, con la loro codina tra le gambe, abbassano lo sguardo e dicono di sì, come si conviene, come sempre è conveniente di fronte a chi gestisce il potere della magnadora.

Dell’inceneritore, poi, non si conoscono nemmeno i rischi ambientali e sanitari, di ciò che respireremo noi, i nostri figli, e i nostri nipoti, noi che viviamo nella stretta conca della valle dell’Adige dove l’aria stagna, dove già deteniamo il record dei tumori. Però la nostra comodità è salva.

La comodità di lordarci come vogliamo, di non doverci preoccupare dei nostri rifiuti, della nostra igiene familiare, raccolta differenziata cosiddetta. Saremo tutti come bambini a cui Mamma Provincia offre il pannolone sollevandoci da qualsiasi responsabilità. Ma sì, che bello poter continuare a correre, ilari felici e spensierati, giocare a fare i nostri comodi commerci, facendocela anche addosso, che tanto ci pensa Lei a regolare i nostri escrementi, Lei, la democrazia del pannolone.

Tanti anni orsono i politici accettarono a Trento la Sloi, ed oltre a centinaia di di morti si verificò un inquinamento alle falde che ancora oggi non si sa come affrontare.

A cosa è servito parlarne tanto, ultimamente, se oggi ancor più sventatamente si dice che l’aria con i fumi dell’inceneritore sarà quel che sarà, sarà quel che non sappiamo, “cercheremo di fare in modo che sia la migliore possibile”?

È forse questo il modo di trattare la nostra salute? Ed ancor più, è questa l’etica della responsabilità su cui dovrebbe crescere il senso civico di una comunità? No, tutto ciò non vale nulla, evidentemente di fronte alla facile occasione di essere trattati come un bel popolo di invalidi dementi, incapaci di obbligarci a fare una semplice raccolta differenziata delle nostre scorie.

Tra tante consulenze e dirigenze, perché mai, mi chiedo, non viene l’unica decisione saggia, di incaricare cioè il gruppo competente ed appassionato dei Mayr, Rizzoli, Borzaga, Casanova, di coinvolgere e cooordinare in Trentino tutto ciò che occorre per iniziare ad essere veramente autonomi? A chi giova rimanere infanti dipendenti? Perché non liberarci del pannolone/inceneritore?

Giuseppe Raspadori

l’Adige, 18 agosto 2006



Cinque anni di scontri, oggi l’ok all’inceneritore
Il piano dei rifiuti approda in giunta. Gilmozzi: «Una scelta di responsabilità»

 
TRENTO. E venne il giorno del piano rifiuti. Dopo il sì dei Comuni, oggi il terzo aggiornamento approderà in giunta provinciale. Tre gli assi portanti: riduzione dei rifiuti (175 chili per abitante), 65 per cento il nuovo obiettivo di raccolta differenziata da raggiungere entro il 2009, smaltimento del residuo in un impianto da 100 mila tonnellate. È il via libera all’inceneritore (seppur ridimensionato) da anni osteggiato dagli ambientalisti: «Una scelta di responsabilità», rivendica l’assessore all’ambiente Mauro Gilmozzi, «esportare fuori dal Trentino i nostri rifiuti sarebbe immorale e contro le direttive europee».

Resta - con accenti diversi - la contrarietà del mondo ambientalista, che giudica un grave errore la scelta di bruciare in un inceneritore ciò che resta a valle della raccolta differenziata: «Dell’inceneritore si può fare a meno - è la tesi - ci sono territori che lo dimostrano. È una scelta diseducativa che disincentiverà a ridurre e a differenziare i rifiuti». Le associazioni lo hanno ribadito nell’incontro di mercoledì sera con il presidente Dellai e gli assessori Gilmozzi e Grisenti, chiedendo di stralciare dal piano la parte finale, quella sull’inceneritore, per aprire un confronto su soluzioni alternative.

Ma la decisione ormai è presa, il piano oggi arriverà sul tavolo della giunta «anche se l’approvazione in giornata - precisa Gilmozzi - non è scontata». L’assessore all’ambiente rivendica «il metodo di confronto» adottato: «È un piano partecipato, su un centinaio di osservazioni che abbiamo ricevuto, ne avremo accolte il 70 per cento». Gli ambientalisti non sono convinti? «Secondo loro si poteva fare di più e rinunciare all’impianto finale. Noi pensiamo di no, che questa non sia una strada possibile e realistica. Perché significa esportare i nostri rifiuti, ciò che resta dopo la raccolta differenziata, fuori dal Trentino e questo non è etico e non rispetta le direttive dell’Unione europea. La fase di partecipazione si è chiusa, ora è arrivato il momento delle decisioni».

Di inceneritore si parla in Trentino da cinque anni: dalle prime ipotesi - un impianto da 330 mila tonnellate sul modello di Brescia - si scende prima a 280 mila, poi a 240 (con differenziata al 50%), per arrivare alle 102 mila indicate oggi nel terzo aggiornamento. Il «mostro», come lo definì il fronte ambientalista, si è ridotto di due terzi e oggi Gilmozzi insiste sulle novità contenute nel nuovo piano (che la giunta ha approvato in prima adozione il 21 aprile): riduzione e recupero dei rifiuti, con una raccolta differenziata che dovrà arrivare al 65 per cento entro tre anni, un salto in avanti del 15 per cento rispetto al traguardo finora raggiunto a livello provinciale. «Sono novità importanti, su cui abbiamo trovato la piena condivisione dei Comuni», sottolinea l’assessore.

Quanto alle tecnologie per lo smaltimento finale, dall’inceneritore a griglia si è passati a impianti che utilizzano il metodo della gassificazione: «Abbiamo girato l’Europa per studiare le applicazioni più avanzate - spiega Gilmozzi - e possiamo dire che oggi esistono tecnologie migliori degli impianti a griglia, capaci di dare maggiori garanzie rispetto alle emissioni nocive e alle caratteristiche di gestione».

Ai Comuni il piano della Provincia assegna obiettivi ambiziosi: per chi li rispetterà ci saranno incentivi che renderanno la tariffa sullo smaltimento più leggera anche del 40 per cento, mentre per gli indisciplinati sono previsti rincari nella stessa proporzione.

Sul tavolo della giunta Dellai c’è la richiesta del Comune di Trento - approvata a fine luglio dal consiglio - di considerare l’ipotesi cdr, ovvero l’utilizzo del residuo per produrre combustibile da rifiuti da destinare ai cementifici e alle centrali termoelettriche. Una prospettiva rispetto alla quale Gilmozzi ha però già espresso la sua netta contrarietà: «Significherebbe affidare la gestione ai privati, meglio che la parte residua venga smaltita in un termovalorizzatore sotto stretto controllo pubblico».

Oggi - salvo imprevisti - il via libera al piano: poi si passerà all’appalto (europeo), quindi i cantieri per realizzare l’impianto entro il 2010.
 
Chiara Bert

Trentino, 18 agosto 2006
 
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«È un errore, vigileremo»
Ambientalisti pronti a strategie diverse
 
TRENTO. Il «no» è compatto. Le strategie future si annunciano diverse. Nell’incontro di due giorni fa gli ambientalisti hanno confermato le loro posizioni, contestando l’anello finale previsto dal piano, un inceneritore prospettato per bruciare 100 mila tonnellate all’anno di rifiuti. Dellai e i suoi assessori hanno risposto che su questo la decisione è presa e non cambierà.

E ora? «Ora vigileremo - risponde Maddalena Di Tolla, presidente di Legambiente - abbiamo esposto le nostre ragioni ma se la scelta della Provincia è questa, da qui in avanti il nostro compito sarà di controllare che gli obiettivi fissati nel piano sulla riduzione dei rifiuti e la raccolta differenziata vengano rispettati. Il nostro ruolo è culturale e politico, non di muro contro muro».

Più radicale - com’è stata fin dall’inizio della lunga battaglia anti-inceneritore - la posizione di Nimby. «Studieremo nuove strade per fermare la costruzione dell’impianto - annuncia la presidente Simonetta Gabrielli - essere stimolo culturale non basta, altre città dimostrano che scelte diverse sono possibili e che dall’inceneritore non si torna indietro. Siamo convinti che prima o poi anche la Provincia lo capirà».

E nettamente contraria resta la Coldiretti: «Le alternative ci sono - incalza il presidente Gabriele Calliari - l’inceneritore è una scelta diseducativa. Anche grazie alla nostra battaglia dei passi avanti si sono fatti, ma siamo in democrazia e la scelta ora spetta a chi governa».

(ch.be.)

 
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Ma resta il no della Rotaliana «È una soluzione già vecchia»
 
TRENTO. I sindaci della Piana Rotaliana continuano a scuotere la testa sul fronte inceneritore. Anche dopo il parere positivo sul terzo aggiornamento al piano provinciale di smaltimento dei rifiuti, espresso mercoledì pomeriggio dal Consiglio delle Autonomie. Rodolfo Borga, primo cittadino di Mezzolombardo e unico membro ad essersi astenuto, commenta rassegnato: «Spero almeno che la gestione dell’impianto sia corretta, in modo tale da ridurre al massimo la quantità di rifiuti da smaltire e da far aumentare sempre più la percentuale della raccolta differenziata».

Contrari anche i colleghi dei Comuni vicini non presenti in Consiglio, come Mauro Fiamozzi, sindaco di Mezzocorona. Il più combattivo rimane quello di Lavis, Graziano Pellegrini, che ribadisce: «Quest’approccio è ormai obsoleto, perché non trovare una soluzione alternativa e dimostrare all’Europa che siamo degli innovatori?». E aggiunge: «E’ facile per gli altri Comuni approvare una scelta che non tocca i loro territori».

Su posizioni più concilianti il sindaco di S. Michele, Guido Moser: «Sono contrario, ma se non si trovano delle alternative bisognerà pur smaltire ciò che non si può recuperare. Se fossi stato in Consiglio comunque mi sarei astenuto anch’io».

Unica voce fuori dal coro Renata Stenico, sindaco di Nave S.Rocco, che si è detta completamente d’accordo sulla decisione della Provincia, decisa a non costruire più discariche».

Anche Bruno Firmani di Italia dei Valori ha commentato l’ok del Consiglio inviando una email alla nostra redazione. «Non è importato molto - si legge - il fatto che l’inceneritore sia una scelta insostenibile dal punto di vista economico, ecologico e politico. Per convincere a farlo votare ogni volta si trovano nuovi argomenti: sarà più piccolo, sarà basato sulle nuove tecnologie, si spingerà sulla raccolta differenziata. Questa volta, per avere l’appoggio dei sindaci, si è deciso che eventuali aumenti della spesa verranno coperti dalla Provincia. E’ sorprendente osservare come nessun primo cittadino abbia obbiettato che non conta quale sarà l’ente pubblico a pagare, visto che saranno sempre e solo i cittadini a finanziare con le loro tasse il bilancio provinciale, quasi nella sua totalità. A loro si spieghi se i soldi sono spesi bene o male, se i conti torneranno, se non si andrà incontro ad un ulteriore, inutile, aggravio di tasse e tariffe».

(s.c.)


«Con l'inceneritore tariffe più basse»

Gilmozzi è ottimista: «Più costose le discariche»
 
 
«Dalle nostre indicazioni un impianto farà costare molto meno lo smaltimento di quanto costa oggi in discarica». L'assessore provinciale all'ambiente Mauro Gilmozzi è decisamente ottimista sulla gestione economica del futuro inceneritore e le conseguenze sulle tariffe applicate all'utenza. Non scende però nel dettaglio: «Sarebbe sciocco fare cifre adesso, quando ancora si sta parlando di un Piano provinciale che indica le strategie sui rifiuti e non di un progetto operativo».

Le rassicurazioni sull'impatto economico dell'impianto le aveva già date mercoledì ai sindaci, preoccupati del fatto che dopo anni di discussione ancora non si vedono proiezioni e stime di costo. Aveva poi aggiunto che se anche il business plan mettesse invece in evidenza un aumento la Provincia sarebbe pronta a metterci la differenza. Un'affermazione che ha sollevato interrogativi tra chi mastica la materia, visto che la legge impone a Comuni ed enti gestori di inserire in tariffa tutti i costi di smaltimento, compreso l'ammortamento degli impianti. A precisa domanda ora Gilmozzi spiega più nel dettaglio i termini del ragionamento. «Innanzitutto va premesso - commenta - che il Piano che stiamo andando ad approvare indica solo la scelta di fare un impianto finale. Costi di realizzazione e gestione e rendimento del teleriscaldamento sono tutti elementi che vanno approfonditi.

Detto questo ripeto che la Provincia non farà alcun intervento finanziario se dai calcoli i costi non supereranno quelli del conferimento in discarica. Se invece ci dovesse essere un aumento andremo a finanziare parte dell'impianto in modo da abbattere in prospettiva ammortamenti e interessi passivi a carico dei Comuni, che per legge hanno la competenza su realizzazione e gestione del termovalorizzatore». L'escamotage per concedere il finanziamento sarebbe quello di giustificarlo con i costi sostenuti per rendere l'impianto maggiormente sicuro e dotato delle tecnologie più sofisticate per limitarne l'impatto. Secondo piazza Dante quel tipo di costo, giustificato dalla sicurezza e la tutela della salute, può essere estrapolato dal totale e finanziato, senza che i cittadini se lo ritrovino in bolletta. Certo, sempre di soldi pubblici si tratta, ma che rientrerebbero nel calderone del bilancio provinciale e non andrebbero a pesare direttamente sulle tasche dei cittadini.

A rendere incerto il bilancio economico del futuro impianto c'è però anche la probabile eliminazione degli incentivi per l'energia prodotta dall'inceneritore. Oggi tale energia è considerata in Italia derivata da fonte rinnovabile, cosa che permette di venderla all'Enel a un prezzo triplo rispetto al normale. Ma contro questa pratica si è già mossa l'Unione europea avviando una procedura di infrazione, ed è probabile che la cosa non durerà a lungo. Detto questo Gilmozzi ripete il suo ottimismo: «Secondo le nostre stime la necessità di un intervento di finanziamento sarà altamente improbabile, anche perché il Piano rifiuti pone al centro la gestione e non lo smaltimento finale ed è lì, nella gestione, che sono previsti i maggiori investimenti».

Oggi intanto la giunta provinciale darà il via libera definitivo al Terzo aggiornamento del Piano provinciale dei rifiuti. Stando alle indiscrezioni la delibera accoglierà parecchie delle osservazioni presentate dai Comuni, in particolare quello di Trento, e anche dalle associazioni ambientaliste, Nimby compresa. Si porranno ad esempio obiettivi più ambiziosi in particolare in tema di diminuzione della produzione complessiva di rifiuti. Non cambierà invece la terminologia usata per l'impianto finale. Rimarrà la parola termovalorizzatore, anche se poi a decidere la tecnologia sarà il bando di gara.
 
Franco Gottardi

l'Adige, 18 agosto 2006

 
Si va verso il gassificatore
 
Sarà l'esito del bando di gara predisposto dal Comune di Trento a stabilire quale sarà la tecnologia di incenerimento dei rifiuti utilizzata. Sarà un bando aperto che lascerà spazio a tecniche che garantiscano una certa elasticità di utilizzo, in modo da potersi adattare ad una futura ulteriore riduzione nel conferimento dei rifiuti rispetto ai livelli iniziali. Questa impostazione tende ad escludere la realizzazione di un impianto classico a griglia, come quello di Brescia, che deve funzionare a pieno regime.

Sembra trovare consensi crescenti invece la gassificazione. Una tecnologia molto interessante è la torcia al plasma, originariamente sviluppata per la Nasa allo scopo di mettere alla prova i materiali realizzati per resistere alle altissime temperature cui sono sottoposte le navicelle spaziali al rientro nell'atmosfera a causa dell'attrito. Il plasma generato dalla torcia comprende gas ionizzato a temperature comprese fra i 7.000 e i 13.000 gradi. Grazie all'altissima temperatura vengono decomposte le molecole organiche (in una zona di reazione dove la temperatura va dai 3.000 ai 4.000 gradi), che, con l'aggiunta di vapore d'acqua, producono così un gas di sintesi simile a quello prodotto una volta nei gasogeni a carbone, e più precisamente composto di idrogeno (53%) e monossido di carbonio (33%), nonché anidride carbonica, azoto molecolare e metano (recuperato per produrre elettricità). Il sistema è in grado di fondere i materiali inorganici e trasformarli in una roccia vetrosa simile alla lava, totalmente inerte e non nociva, che può essere usata come materiale da costruzione. Il lato critico è che in procedimenti come questo si producono enormi quantità di polveri sottilissime, che sono però gli unici scarti visto che il tipo di combustione non permette la produzione di nessun composto tossico o pericoloso come diossine, furani o ceneri.

La torcia al plasma ha costi di gestione inferiori rispetto agli impianti tradizionali e una grande elasticità di utilizzo potendo funzionare con carichi compresi tra il 30% e il 110% della capacità dichiarata. Certamente la tecnologia più consolidata rimane quella del forno a griglia, modello Brescia. La griglia può essere fissa o mobile ed ospita un letto di rifiuti sottoposto a combustione con aria iniettata. I forni a griglia fissa hanno in genere capacità molto limitata e quelli usati per i rifiuti sono a griglia mobile. Il rifiuto viene caricato sulla griglia con uno spessore di poche decine di centimetri e portato all'interno del forno dove brucia per un tempo compreso tra 30 e 60 minuti. Escono scorie nell'ordine di circa il 30% in peso e il 10% in volume rispetto al rifiuto iniziale.

Una variante delle precedenti è il forno a tamburo rotante, costituito da un cilindro inclinato dove la combustione avviene a contatto con la parete del forno, ricoperta di solito con materiale refrattario. Più adatto a bruciare rifiuti ad alto potere calorifico, tipo cdr, è il forno a letto fluido, essenzialmente costituito da un cilindro verticale in cui il materiale da distruggere viene tenuto in sospensione da una corrente d'aria inviata attraverso una griglia posta alla base del cilindro stesso. La pirolisi a bassa temperatura è un processo chimico condotto praticamente in assenza di ossigeno a temperature comprese tra 600 e 900°C, in cui avviene la scissione delle molecole organiche con produzione di gas di sintesi, il syngas. Tutto ciò che non è scisso si ritrova come coke di pirolisi, una sorta di carbonella che può essere utilizzata come combustibile in processi industriali, per produrre ulteriore gas attraverso un processo di cracking o essere messo in discarica, dopo aver subito un trattamento di inertizzazione. Parte del syngas è utilizzato per la produzione di energia elettrica necessaria all'autosufficienza dell'impianto stesso.
 

 
«Hanno scelto di non essere lungimiranti»

Il sindaco di Lavis Graziano Pellegrini non è sorpreso da come si è espresso il Consiglio delle autonomie sull'inceneritore

 
Il sindaco di Lavis Graziano Pellegrini non è sorpreso da come si è espresso il Consiglio delle autonomie sull'inceneritore. «Considerato che la maggior parte dei sindaci di tale Consiglio provengono dalle vallate, era prevedibile che il voto finale sarebbe stato favorevole all'inceneritore: in fondo, mica lo fanno a casa loro...» ironizza Pellegrini.

Il sindaco di Lavis, semmai, ce l'ha con chi, dovendo rappresentare in seno al Consiglio, il punto di vista del Comune di Lavis e della Piana Rotaliana, se ne è lavato le mani. «Non mi riferisco al sindaco di Mezzolombardo Borga, che so aver rappresentato nella discussione che ha anticipato il voto il nostro dissenso e che si è poi coerentemente astenuto - precisa -. La mia critica è indirizzata piuttosto al sindaco di Nave San Rocco Renata Stenico, uscita dall'aula al momento del voto. Un atto che reputo ignobile visto che su un tema così importante non si può svicolare, tanto più se si è alla guida di un Comune che fonda la propria economia sull'agricoltura, settore che dalla costruzione dell'inceneritore non può che trarre nocumento».

Più in generale Pellegrini valuta antistorica la decisione della Provincia di puntare sull'inceneritore: «In America e in Germania, tanto per citare due Paesi all'avanguardia, non costruiscono più inceneritori perché hanno deciso di valorizzare le alternative nel frattempo venute avanti nella gestione dei rifiuti. Quello che non capisco è perché la nostra Provincia non abbia voluto fare lo stesso, con una scelta che sarebbe stata lungimirante e nel verso di una crescente sensibilità verso raccolta separata e riciclaggio dei rifiuti».

Il sindaco di Lavis ipotizza una risposta a tale quesito: «Forse la Provincia ha scelto l'inceneritore per risolvere il problema della discarica di Ischia Podetti. In realtà, però, piazzandoci un impianto del genere il procedimento di risanamento di quella delicata area non si chiude. Anzi. Risanare dalle balle di rifiuti, mettendoci lì l'inceneritore, equivale a tenere aperta la piaga».

Graziano Pellegrini non risparmia una frecciata all'assessore provinciale all'ambiente Mauro Gilmozzi: «Se per caso ci fossero stati dei sindaci indecisi su come votare sull'inceneritore, Gilmozzi li ha tirati dalla sua parte garantendo che gli eventuali costi supplementari per l'incenerimento dei rifiuti rispetto al conferimento in discarica sarebbero stati coperti dalla Provincia. Ma che discorso è mai questo? Questi soldi non li dà mica il Padre Eterno o un emiro miliardario. Sono soldi, è il caso di sottolinearlo, che se la Provincia spende per i rifiuti, non può destinare ad altri interventi».

Per l'amministrazione comunale di Lavis ormai i margini di manovra per scongiurare la costruzione dell'inceneritore ad un chilometro e mezzo dal paese, sono risicatissimi. «Ci rendiamo conto che i giochi sono praticamente fatti - ammette il sindaco -. Tuttavia fino all'ultimo non smetteremo di darci da fare nella speranza di indurre al ravvedimento chi fonda la decisione di costruire l'inceneritore su presupposti validi qualche anno fa, ma oggi superati. Certo - conclude con un pizzico di polemica - vista la "non posizione" assunta sul tema dall'Ordine dei medici della nostra provincia, c'è poco da essere ottimisti».
 
Pietro Gottardi


Mayr: mancano costi e valutazioni sanitarie

I dubbi di Marchesi: sulla riduzione si poteva puntare più in alto



TRENTO. «Mancano valutazioni sanitarie e costi». Nel giorno del via libera all’inceneritore, il presidente di Italia Nostra Paolo Mayr denuncia le due «lacune gravi» del piano rifiuti: «Esamineremo la delibera - annuncia - e vedremo se ci sono gli estremi per sostenere un ricorso al Tar, ma la nostra è stata finora una battaglia di sostanza. Com’è possibile che una provincia che si definisce all’avanguardia nelle politiche dell’ambiente si ponga obiettivi di differenziata più bassi del Trevigiano?». «Non si può mettersi a fare i puri, e dire che non si vuole esportare i rifiuti fuori dal Trentino - contesta Mayr - quando sono anni che portiamo i nostri rifiuti organici a smaltire negli impianti del Veneto».

Di massima cautela la prima reazione di Michelangelo Marchesi, capogruppo di Trento democratica in Comune. «Il compito dell’amministrazione comunale ora sarà quello di verificare punto per punto le osservazioni accolte e respinte dalla Provincia, e su queste ultime capire quali motivazioni sono state date». Marchesi non nasconde la delusione riguardo all’obiettivo previsto per la riduzione dei rifiuti (-3% entro il 2009), «lo stesso dato indicato ad aprile, visto che negli ultimi anni il trend è stato più favorevole si poteva decisamente ambire a qualcosa di più».

E sulla bocciatura del «cdr» osserva: «L’obiezione delle minori garanzie su impianti gestiti da privati non mi sembra stia in piedi. Quegli stessi cementifici di cui parliamo bruciano già oggi carbone e oli pesanti che sono materiali molto più inquinanti del cdr. Il problema è semmai di prevedere un maggiore controllo sulle emissioni».

(ch.be.)

Trentino, 19 agosto 2006
 
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Rassicurazioni ai Comuni: se le spese saranno più del previsto, pagherà la Provincia

Dellai: «Un comitato di garanti per vigilare»
«Ci sarà massima trasparenza; contiamo sull’impegno dei cittadini»

Raddoppiati gli stanziamenti per le campagne informative
Controlli ogni tre mesi sulla qualità del residuo
 
TRENTO. Si legge soddisfazione sul volto sereno di Lorenzo Dellai all’annuncio dell’approvazione del nuovo piano rifiuti. Una soddisfazione legittima, dopo anni di discussioni. «Il governo - ha detto il presidente della Provincia - deve ascoltare, capire, modificare, ma ad un certo punto deve arrivare la stagione delle decisioni». Frase in stile «era della tenerezza», prima di entrare nel merito. «Si tratta di un piano ambizioso, frutto di positive osservazioni e proposte e che per raggiungere gli obiettivi prefissati deve poter contare sull’impegno di tutti i cittadini, che devono dimostrare sensibilità sul tema dei rifiuti».

Ecco quindi un nuovo piano rifiuti ambizioso e che ha subìto profonde trasformazioni nel corso degli anni «soprattutto grazie a chi ci ha stimolato e criticato», sottolinea Dellai, riferendosi agli ambientalisti da sempre contrari all’inceneritore. Ma il solco da sempre aperto tra le associazioni ed il palazzo su questo tema è sembrato ieri meno accentuato grazie ad alcune proposte accettate dalla giunta che potrebbero “addolcire” l’amara pillola che comporta la decisione sul termovalorizzatore. Il presidente Dellai, assieme agli assessori Mauro Gilmozzi e Silvano Grisenti, ha infatti assicurato che «sarà concordata col Comune di Trento un comitato di garanti che certifichi che tutto quel che dice la Provincia avvenga effettivamente. Un’operazione trasparenza nei confronti dei cittadini che non finisce qui. «Su proposta degli assessori Berasi e Andreolli - spiega Dellai - aumenteremo del 50% gli investimenti per informare i cittadini sulla raccolta differenziata e avremo un incontro pubblico annuale per fare il punto della situazione».

Poi l’assessore alle autonomia Silvano Grisenti ha sottolineato l’importanza di un controllo sulla qualità della raccolta differenziata. «Su suggerimento degli ambientalisti attueremo un sistema unico in Italia per misurare, con cadenza trimestrale, la qualità del residuo presente nelle piattaforme di stoccaggio, che ci permetterà di capire e monitorare il livello della raccolta differenziata».

Insomma, emerge una filosofia generale del piano che, se da una parte punta sull’inceneritore, dall’altra mira con convinzione ad una sensibilizzazione dei cittadini per una raccolta differenziata sempre più diffusa.

Infine, è stato sottolineato da Dellai che, se i costi dello smaltimento saranno più alti di quelli previsti con la discarica, a farsene carico non dovranno essere i Comuni ma ci penserà la Provincia ad appiattire le differenze.

(j.t.)