dalla
Sicilia
NO ALL’INCENERITORE
SI' ALLA CORRETTA GESTIONE DEI RIFIUTI
L’attuale Presidente della Regione - Commissario Straordinario per
l’emergenza rifiuti - ha previsto in Sicilia la costruzione di quattro
grandi inceneritori-termovalorizzatori per trattare 2.400.000
tonnellate, pari al 100 per cento dei rifiuti prodotti in Sicilia.
Quasi un terzo di questi dovrebbe finire a Bellolampo, dove è
previsto la costruzione di uno dei più grandi inceneritori
d’Europa.
Nella stessa area dovrebbe anche sorgere una discarica per accogliere i
rifiuti pericolosi prodotti dal processo d’incenerimento nell’impianto
di Casteltermini. Se prima avevamo solo una discarica, in futuro avremo
l’impianto di incenerimento più una nuova discarica, più
pericolosa della prima.
Che cos’è un termovalorizzatore? Un termovalorizzatore è
di fatto un inceneritore di rifiuti in grado di sfruttare il contenuto
calorico dei rifiuti stessi per generare calore, riscaldare acqua ed
infine produrre energia elettrica.
Bruciare i rifiuti è superato in molti Paesi. Negli U.S.A. dal
1998 non si costruiscono più inceneritori o termovalorizzatori,
perché costosi e inquinanti. La Germania ha una raccolta
differenziata del 44% e non riesce più ad alimentare gli
inceneritori costruiti. Li sta abbandonando ed importa rifiuti dalla
Campania per alimentare correttamente quelli rimasti. Bruciare i
rifiuti comporta seri rischi sanitari. In un solo anno l’inceneritore
di Bellolampo riverserebbe sulla città di Palermo e sulle aree
limitrofe, con l’attuale dimensionamento e nel rispetto delle norme
vigenti:
- circa 31.000 kg/anno di polveri disperse contenenti sostanze tossiche;
- circa 546.000 t/anno di fumi immessi in atmosfera contenenti fra
l’altro diossine, furani, metalli pesanti come cadmio-piombo-mercurio,
le famigerate PM10 e sostanze ancora poco conosciute come le
nanoparticelle.
Non esiste nessun filtro in grado di azzerare i valori di emissione di
queste sostanze, che sono dannose per la salute e provocano in molti
casi malformazione nei feti e cancro, come ampiamente dimostrato dalla
letteratura medica. Le diossine e i metalli pesanti non sono
biodegradabili e che esse si accumulano negli organismi viventi
entrando nella catena alimentare. La diossina non viene metabolizzata
dal fegato e, pertanto, rimane “per sempre” nel nostro corpo. Solo le
donne in stato interessante possono “liberarsene”, trasmettendone gran
parte al feto e poi al lattante attraverso l’allattamento.
Il termine diossine indica un gruppo di sostanze chimiche che non si
trova quasi mai in natura ma viene prodotto dalla combustione di molti
materiali, in determinate condizioni. La combustione dei rifiuti
produce, inoltre, furani e PBC (poli-cloro-bifenili). Queste sostanze
sono tra i più potenti agenti cancerogeni e mutageni
(malformazioni) mai sperimentati. E circa 200 su 365 giorni il vento
soffia da ovest o sud-ovest, quindi porterebbe i fumi dell’inceneritore
da Bellolampo sulla città di Palermo !
Un grande rischio ambientale: i
rifiuti speciali prodotti dall’incenerimento
Bruciando tre tonnellate di rifiuti viene prodotta una tonnellata di
ceneri tossiche (per Bellolampo se ne prevedono 250 mila tonnellate.
Riceverà anche le scorie e le polveri provenienti
dall’inceneritore di Casteltermini (AG): sono circa altre 80.000
tonnellate ogni anno). Queste scorie contengono centinaia di molecole
tossiche tra cui cloro-diossine e metalli pesanti, che si accumulano
nel suolo e contaminano le falde acquifere e le acque reflue,
penetrando così nella catena alimentare (attraverso prodotti
agricoli, carni, latte e derivati, pesce). L’inceneritore di Bellolampo
ha bisogno quindi di una discarica speciale per questo tipo di rifiuto.
Le scorie delle polveri prodotte dall’inceneritore di Brescia sono
depositate in miniere di salgemma in Germania, adatte per la loro
stabilità geologica e sismica. Bellolampo è invece un
sito sismico e il suolo è altamente permeabile.
Le ubicazioni scelte per gli inceneritori daranno luogo a un
ingiustificato e pericoloso tour dei rifiuti. Essi dovranno percorrere
tappe, anche di oltre 100 km, dal luogo di produzione alla destinazione
finale, intasando e quindi inquinando maggiormente, arterie già
regolarmente trafficate, come ad esempio Via Leonardo Da Vinci.
E tu, cittadino, paghi …
I cittadini, in particolare quelli di Palermo, devono pagare una tassa
sui rifiuti perché possano essere bruciati una sovvenzione
statale agli impianti di incenerimento perché solo in Italia il
rifiuto è considerato fonte di energia rinnovabile la bolletta
della luce e del riscaldamento che sono prodotti in parte dai loro
rifiuti. Pagano infine perché tali impianti offrono minor
occupazione rispetto ad un impianto di riciclaggio, accollandosi (i
cittadini, non certo i politici) gravi conseguenze di salute per gli
interessi di pochi.
A Palermo l’Amministrazione Comunale ha appena aumentato del 75% la
tassa rifiuti per i cittadini; quasi tutte le amministrazioni comunali
italiane sono passate dalla tassa alla tariffa, e grazie al combinato
effetto positivo dell’incremento della raccolta differenziata, hanno
potuto contenere il costo a carico del cittadino. Palermo, come altri
comuni siciliani, deve invece far pagare ai cittadini la realizzazione
di una politica sui rifiuti miope dal punto di vista sociale,
ambientale ed economico.
La scelta prevista è la più costosa. perché gli
inceneritori producono energia bruciando manufatti per la cui
realizzazione è già stata spesa altra energia (in poche
parole essi distruggono l’energia in essi contenuta per recuperarne una
frazione irrisoria); perché per rendere economica la loro
gestione, è previsto un contributo statale per ogni kWh
prodotto; in Italia i rifiuti sono considerati fonte rinnovabile, come
il vento ! Su una bolletta di un anno su un totale, per esempio, di 936
€ si pagano 34 € (3,6% del totale) per finanziare le fonti rinnovabili
italiane. In realtà solo il 20% circa (meno di 7 €) va alle
fonti rinnovabili. I 27 € rimanenti pagano l’energia elettrica prodotta
da impianti alimentati da fonti cosiddette “assimilate”.
E’ antieconomico perché oneroso per l’investimento iniziale e
costoso per la gestione: infatti produce energia elettrica a prezzo tre
volte superiore a quello di mercato: compensato dai sussidi pubblici,
cioè dalle nostre bollette. Anche se esistesse a impatto
ambientale zero, un’opera con queste caratteristiche sarebbe bocciata
già a livello di studio economico di fattibilità. Nel
resto del mondo si chiudono gli inceneritori per adottare sistemi
ecologici che creano anche nuova occupazione: in Sicilia industriali
italiani e politici siciliani costruiscono altri inceneritori.
Nessuna scelta di natura economica (come si può configurare il
ricavo derivante dallo smaltimento dei rifiuti provenienti anche da
altre parti d’Italia) può trovare giustificazione di sorta
quando si mettono in gioco valori fondamentali della nostra
civiltà come la tutela della salute, che è patrimonio di
tutti noi.
Un altro piano rifiuti è
possibile
Vi sono Comuni in tutta Italia che hanno superato il 50% di raccolta
differenziata ed in alcuni casi raggiunto e superato il 70%, in meno
anni di quanti se ne impiegano per portare a regime un inceneritore. In
Sicilia negli ultimi quattro anni siamo passati dal 2 al 5,7%.
Colpa dei cittadini? Chiediamo che sia incentivata la raccolta
differenziata fatta seriamente a cura dei Comuni e che la Regione (non
solo con qualche manifesto sporadico e propagandistico) li aiuti a
incrementarne l’efficienza.
I rifiuti sono una risorsa potenziale che deve essere riportata nel
sistema economico. Riciclare e compostare i rifiuti è un
approccio più sostenibile rispetto a quello dello smaltimento,
può ridurre i costi di gestione e creare posti di lavoro.
Inoltre, fino a quando l'incenerimento sarà considerato come una
soluzione alla crisi dei rifiuti, l'industria non sarà spinta
verso la progettazione e la produzione di beni di consumo che non
contengano sostanze chimiche tossiche. I rifiuti potrebbero essere
riutilizzati, riciclati e compostati in condizioni di sicurezza
garantendo in tal modo una soluzione sostenibile ad un problema
globale, in linea con una visione progressiva di una società che
produca Zero Rifiuti.
Un’altra politica è possibile
Ad esempio San Francisco, nel 2003 ha aderito al programma Zero Rifiuti
e nel 2006 arriverà al 75% di raccolta differenziata (e
già è ampiamente sulla buona strada), entro i prossimi 10
anni raggiungerà l’obiettivo “rifiuti zero”.
Ma quanto sopra, già avviene in Europa e in buona parte del nord
Italia. La “strategia “rifiuti zero” è basata sulla raccolta
differenziata spinta e sulla riduzione degli imballaggi. Come detto
è già presente nel nord Italia: es. provincia di Treviso
dove si raggiunge il 70% nei 22 omuni gestiti dal consorzio PRIULA; es.
Asti con il 74% di raccolta differenziata; es. Torino e provincia con
tutta una serie di valori superiori al 70% con punte dell’80%, valori
raggiunti nell’arco di 2-3 anni. Tali esperienze hanno dimostrato che
per arrivare a questi risultati non è un problema di colore
politico (a Treviso domina la Lega, mentre Asti ha un sindaco di
Rifondazione Comunista), ma di scelte intelligenti e di volontà
politica.
La “Rete per la difesa dei Beni Comuni” si propone l'obbiettivo
primario di coinvolgere il maggior numero di cittadini interessati al
tema della difesa dei Beni Comuni e della tutela dell’ambiente e della
salute e ad un corretta soluzione dei problemi riguardanti il
territorio e lo sviluppo della città.
Visita http://www.benicomuni.net e http://www.isolapulita.it
COMITATI CITTADINI
SICILIANI NO INCENERITORI
3 febbraio 2007