In ricordo di Mihail Rusu,
giovane rumeno morto stritolato in un
cassonetto a Firenze nel 2004
Gli inceneritori, metaforici
sciacquoni di fuoco
Una analogia fra
incenerimento, come cura dei rifiuti solidi urbani,
e psicofarmaci, come cura delle nostre
sofferenze psicologiche
"… e tu nel sonno senti che
l'autocarro non macina solo
spazzatura ma [anche] vite umane..."
Italo Calvino
Chi sceglie l'incenerimento per risolvere il problema dello smaltimento
dei rifiuti solidi urbani (RSU), è come suggestionato dall'idea
che ciò che non si vede non esista e che si possa distruggere
tutto quello che si brucia; per certi versi segue lo stesso modo di
pensare di chi si illude di risolvere i conflitti internazionali con le
armi tecnologiche sempre più spietate, “intelligenti” e senza
effetti collaterali..., anziché combattere contro la fame, il
sottosviluppo e modificare le priorità della politica ed i
valori della vita.
Seguendo il filo dello stesso ragionamento, per cercare di eliminare le
sofferenze psicologiche, la soluzione diventa: inceneriamole con una
fiammata di neurotrasmettitori, tipo serotonina, nor-adrenalina,
dopamina, acido gabaaminobutirrico, visto che tutto dipenderebbe da una
alterazione di circuiti neurotrasmettitoriali, secondo la dominante
logica medico-farmacologica ”di tipo riparatorio” e
psicovalorizziamoci!Come il neologismo termovalorizzatore è
stato coniato in Italia per indorare la pillola degli inceneritori,
così sarebbe del pari mistificante chiamare gli psicofarmaci
psicovalorizzatori, cioè che promuovono il benessere della
Psiche, dell'Anima.
Queste due soluzioni sostengono di riuscire a dissolvere, come con un
colpo di sciacquone, sia il rifiuto visto come una sorta di escremento
del corpo sociale, così come le feci lo sono per il corpo
fisico, sia il sintomo psichico visto come un qualcosa di indesiderato,
non accettato, da espellere. In realtà si lasciano alle spalle
tracce molto pesanti!
Nel caso degli inceneritori/termovalorizzatori, discariche per rifiuti
speciali, pericoloso particolato fine ed ultrafine, metali tossici,
centinaia di composti chimici alcuni dei quali cancerogeni o
interferenti endocrini anche a bassissime concentrazioni; nel caso
degli psicofarmaci/psicovalorizzatori, se usati in modo esclusivo ed
indiscriminato, si impedisce alla persona di poter cambiare la
relazione coi propri contenuti mentali, di comprenderne i significati,
ostacolando così le proprie potenzialità di
trasformazione. Come ci si ostina ancora a costruire costosi e
pericolosi inceneritori/termovalorizzatori, metaforici sciacquoni di
fuoco, così si cerca di proporre come soluzione alle nostre
sofferenze psicologiche sempre più
psicofarmaci/psicovalorizzatori.
Nella nostra società “liquido-moderna”, affetta dalla sindrome
consumistica, dove gli oggetti appena nascono si possono considerare
già spazzatura in lista di attesa, si può ben capire come
l'industria di smaltimento dei rifiuti assuma un ruolo dominante; in
questa stessa società, la cultura mass-mediatica spinge verso un
atteggiamento sempre più farmacofilo e psicofarmacodipendente
(in Italia circa sei milioni di persone assumono psicofarmaci)
costruendo così una realtà sanitaria in cui al centro del
percorso di cura vi sono gli interessi economici dei potentati
multinazionali del farmaco.
Dietro entrambe queste strategie c'è appunto la pressione e gli
incentivi delle lobbies per la costruzione degli inceneritori e dei
potentati industriali del farmaco che pesantemente influenzano sia il
cittadino-utente che la cultura prescrittiva dei professionisti della
salute, inventando nuove malattie e proponendo lo psicofarmaco come
soluzione elettiva sia per il dolore essenziale che affligge la vita di
tutti gli uomini che per fisiologici problemi esistenziali, come
può essere un lutto che si prolunga, un bambino iperattivo...
Esistono però soluzioni alternative, eco-psicocompatibili per i
due problemi, approcci integrati, flessibili, che a livello di rifiuti
prevedono innanzitutto una seria politica delle “R” come
Razionalizzazione, Riduzione della produzione, Raccolta differenziata,
Riciclaggio, Riuso, Riparazione, Recupero e poi uso di trattamenti
meccanico-biologici come quelli a freddo per la parte residua, ed
analogamente, a livello di sofferenza psichica, non risposte preformate
ma sistemi di cura basati su approcci psicoterapeutici, relazionali,
tecniche introspettive, come ad es. la mbsr (mindfulness-based stress
reduction), che considerano l'essere umano nella sua interezza di
corpo, mente e anima.I due campi, come vediamo, presentano analogie, ma
con la differenza sostanziale che, mentre la soluzione
inceneritoristica per i RSU, essendo la meno rispettosa dell'ambiente e
della salute, dovrebbe essere ormai del tutto superata, gli
psicofarmaci, meglio definibili col neologismo cerebrofarmaci, in
quanto quello che realmente modificano è il funzionamento del
cervello, sono necessari in patologie gravi.
Come il sintomo psichico parla di noi e quindi non va bruciato
all'istante con una fiammata di sostanze chimiche, ma gli va data
attenzione, va ascoltato, compreso per poterlo decifrare e sciogliere,
così i nodi della nostra vita, così anche la spazzatura,
può parlare di noi: scandagliandola, indagandola, si può
ricostruire il modus vivendi di chi la produce; ”spazzaturologia”si
chiama appunto questa scienza della spazzatura.
Gli spazzaturologi sono dei maniaci della spazzatura che scavano nei
cassonetti, che possono risalire dagli avanzi della pattumiera, ai
particolari della vita di ciascuno di noi, proprio come degli
archeologi. Materialmente la spazzatura rappresenta l'altra parte della
vita, la sgradita puzzolente ombra del mondo degli oggetti, il
disordine, gli avanzi.Invece da un punto di vista psicologico, la
spazzatura simboleggia la nostra ombra, il “fondo” psicologico, il male
oscuro, quello di noi che non accettiamo perchè ci fa stare
male, che vorremmo gettare in un sacco” della nettezza” e bruciare,
nell'illusione che scompaia... ma non si può bruciare la propria
ombra, la si deve integrare.
C'è da imparare a convivere con queste scomode parti di noi, con
le sofferenze psichiche insite nel flusso della vita, superando la
reazione di rifiuto, accettandole per poi trasformarle, percorrendo una
via magari tortuosa ed accidentata che porta però ad una
crescita psicologica e sociale, ad uno sviluppo morale e spirituale.
Nel campo dei rifiuti c'è da agire nel senso della prevenzione,
riducendoli e potenziando la raccolta differenziata, il riciclo,
favorendo così anche lo sviluppo di un’educazione sanitaria ed
ambientale.
L'immagine catartica degli inceneritori, metaforici “sciacquoni di
fuoco” che ci purificano dalla presenza immonda del rifiuto, è
un mito che può significare, come il tentativo da una parte di
far perdere le nostre impronte ed il passato con cui non vogliamo
più avere a che fare, a scanso di improbabili ma possibili
indagini spazzaturologiche, dall'altro come di un voler eliminare il
nostro lato oscuro, quello che non vogliamo far sapere di noi,
nell'illusione di poterlo distruggere del tutto.
In realtà così facendo niente scompare, ma anzi lo si fa
diventare più pericoloso sia da un punto di vista psicologico
che dal punto di vista del rifiuto; infatti i nostri problemi psichici
irrisolti cresceranno ancora di più e col bruciare la spazzatura
spargeremo inquinanti , tossicità, malattie, ovunque, per decine
di anni.
Gian
Luca Garetti
Medici per l'Ambiente, Firenze
Bibliografia:
Z.Bauman - Vita liquida, Laterza
M.Bertali - Psichiatria come Medicina dell'Anima, Macro
J.Scanlan – Spazzatura, Donzelli
Z.Segal et al. – Mindfulness, Bollati Boringhieri
G.Viale - Un mondo usa e getta, Feltrinelli
da www.ecceterra.org./docum.php?id=782