da ReggioNelWeb.it n 196 del 14/11/2006 - www.reggionelweb.it/articolo.asp?file=a196strozzi.xml
"Un
segno di civiltà dal forte
impatto
sociale ed ambientale"
Intervista a tutto campo ad Ivan
Strozzi, Amministratore Delegato di Enìa che definisce il porta
a porta "Un segno di civiltà dal forte impatto sociale ed
ambientale. Inceneritore o altro? Si decide in base a quello che
rimane. In borsa nella tarda primavera, sulla alleanze niente è
deciso"
Dott.Strozzi, parliamo dell'entrata in borsa di Enìa che
non
pochi attriti ha causato all'interno della maggioranza in
Comune a Reggio.
E' stato deciso un percorso da
parte
della proprietà (Comuni della provincia di Reggio,
Parma, Piacenza, ndr)
e l'obiettivo comune e condiviso da tutti è la quotazione in
borsa
entro la tarda primavera 2007.
Rimane però il nodo delle alleanze. Per Enia bussano alle porta
dalla
Lombardia Aem Milano e Asm Brescia, dal Piemonte Iride, da Bologna Hera
che è l'altra grande ex municipalizzata della nostra Regione.
Che fare ?
Abbiamo avviato contatti
esplorativi
con tutte queste realtà. Ma le decisioni spettano alla
proprietà. Se
sulla borsa siamo tutti d'accordo, sulle strategie d'alleanze non sono
ancora state prese decisioni.
Passiamo al "tema del giorno": il suo giudizio sulla raccolta
differenziata porta a porta?
Sono un fautore e credo nel porta a
porta, lo ritengo un segno di civiltà.
Al convegno organizzato sabato scorso dall'Udc sono stati analizzati
modelli diversi. A Reggio tra domiciliare ed isole ecologiche si
raggiunge il 70%. Altri modelli come quello di Novara simile a quello
di
Reggio arrivano anche loro al 70%. Altri "misti"
con un po' porta
a porta ed il resto cassonetti stradali come quello di
Bressanone che
danno risultati inferiori in termini di raccolta differenziata sul
60%. Poi c'è l'esempio del Trevigiano che arriva a quasi il
75%. Quale,
secondo lei, è il migliore?
Credo che non ci sia un sistema
unico
per fare il porta a porta, ma
che questo possa cambiare da quartiere a
quartiere a seconda della conformazione delle città, ad esempio
in
centro storico di Reggio a mio avviso, pur restando sullo stesso numero
di frazioni di raccolta, andrebbe svolto in maniera differente da
quello in sperimentazione nella 7a Circoscrizione. Questo
perché
evidente a tutti che la zona storica del centro ha caratteristiche
molto particolari.
Le polemiche però non sono mancate fin dall'inizio della
sperimentazione. E' nato un comitato che ha trovato appoggi trasversali
sia all'interno della maggioranza (parte dei DS, Pdci) che all'interno
dell'opposizione (An, Fi, Udc).
Ritengo che quando si cambia
metodo di
raccolta in qualsiasi città ci siano delle polemiche. Siamo
degli
abitudinari e quindi cambiare le nostre abitudini comporta
lamentele. Credo che all'inizio ci siano state legittime lamentele che
peraltro oggi sono in fortissima diminuzione, perché gli
operatori Enìa
e l'amministrazione hanno dato le risposte a coloro i quali chiedevano
di raddrizzare, di rendere più operativo il sistema.
Diciamolo. Oramai
non siamo più ai "giorni caldi" di luglio
per quanto riguarda le
lamentele dei cittadini. Vedo con grande piacere questo fatto ed
attendo
con fiducia il termine della sperimentazione quando si
trarranno ulteriori considerazioni.
Avverrà una estensione della raccolta differenziata
domiciliare?
Mi rimetto a quello che sono i
dettati
istituzionali di Comune e Provincia. Mi sembra che si debba andare
verso
una estensione e noi che siamo un'azienda gestrice ci daremo da fare
per essere pronti al servizio delle richieste da parte delle
istituzioni.
Analizzando i dati della 7a Circoscrizione vediamo che nelle
zone di
Pratofontana-Massenzatico, Gavassa si è oltre al 70%
di
differenziata domiciliare; in altre zone come via Gramsci, a forte
concentrazione di realtà commerciali-industriali, siamo al 58%
circa. A Santa
Croce zona urbana "difficile", con altissime percentuali di
popolazione
straniera, si differenzia circa il 65%. Poi rimane il "nodo" del Polo
Scolastico dove da settembre sono arrivati 5000 studenti.
Ognuno di noi è diverso. La
città è
fatta in diverse situazioni antropologiche, ci sono situazioni in cui
un ceppo di popolazione è molto attratto da questo sistema
di
sostenibilità ambientale, perché secondo me
fare il porta a porta
è un
segno di civiltà, altri lo ritengono meno, vediamo di
recuperare al
meglio quelli che ad oggi danno un contributo inferiore.
C'è chi, come Don Gianni Bedogni, responsabile della
Pastorale Sociale
della Diocesi di Reggio e Guastalla, ha parlato della raccolta porta a
porta come di una "rivoluzione etica".
Come ho già detto, la
raccolta
domiciliare porta a porta
è un segno di
civiltà con un
fortissimo impatto sociale di positività oltre che
di
sostenibilità ambientale. E' questa la sua valenza
primaria. Va visto
sotto questo punto di vista in quanto ti permette di allacciare di
creare un rapporto diretto tra cittadino e gestore-istituzione. Il
cittadino viene responsabilizzato. Si possono fare cose bellissime
legate all'esperienza della raccolta porta
a porta poiché
si entra in
contatto con la gente.
Ci puಠfare qualche esempio di come si potrebbero
coinvolgere i Comuni
e la gente con iniziative legate ad esempio al sociale?
A Torino abbiamo coinvolto la
comunità
di Don Ciotti. Il ruolo della cooperazione sociale da noi molto
radicata
potrebbe essere molto importante.
Rimane il nodo "scottante" dello smaltimento della
parte residua non
riciclabile...
Si può arrivare con
il porta a
porta anche al 60%, 70-75%; rimane però una quota, il
20-30%, che
va trattata.
Che fare allora? Inceneritore? Trattamento Meccanico Biologico? Diversi
politici dicono che a Reggio non ci sarebbero "correlazioni" tra il
porta a porta, tra quanto si
ricicla e rimane di residuo non
riciclabile, ed il tipo d'impianto di smaltimento utile per il nostro
territorio.
Ci sono diverse metologie. Io oggi
non
sono un khomeinista nè
dell'incenerimento, nè
del trattamento
biologico, nè del gassificatore (altro metodo di
smaltimento tramite
combustione, ndr) o altro. Personalmente credo che si debba affrontare
questo discorso con molta laicità e vedere quali sono le
tecnologie
adeguate per la realtà residua non riciclabile esistente
sul territorio
di Reggio.
Lei in alcuni quartieri di Torino ha proposto sia il porta a porta che
l'inceneritore.
Torino grazie al porta a porta è la
prima metropoli per quanto riguarda le percentuali di raccolta
differenziata che raggiungono il 35% indicato dal decreto
Ronchi. Però a
Torino rimangono oltre 470.000 tonnellate da smaltire tramite
trattamento ed io per quel tipo di realtà metropolitana ho
difeso e
proposto il sistema d'incenerimento in quanto non potevano esserci
altre strade.
Per la realtà della provincia Reggio, che non è certo
Torino, quali
soluzioni potrebbero delinearsi se si estendesse il porta a porta anche
oltre il Comune di Reggio?
Per la realtà di Reggio
faremo
proiezioni di scala quando avremo terminato gli elementi di
fattibilità
relativi al porta a porta in
sperimentazione nella 7a Circoscrizione,
sul quale ci sono già conteggi molto precisi.
Quando saranno pronti?
Nei primi mesi dell'anno prossimo
saremo in grado collaborare - ripeto, collaborare - con gli
enti
istituzionali dando indicazioni relative ai possibili scenari futuri
che confido saranno certamente prese in considerazione.
Si è parla spesso di "autosufficienza'' provinciale
come è previsto nei
nostri Piani Provinciali dei Rifiuti.
Personalmente preferisco una
collaborazione tra diverse province e realtà vicine. In
generale mi
piace lavorare in squadra più che da solo.
Matteo
Incerti